Un’alleanza europea per promuovere la qualità del riso e tutelare un prodotto simbolo del made in Italy. Al centro di ricerca Ente Risi di Castello d’Agogna lo scorso 11 settembre si è tenuto un convegno “Il riso italiano: un’eccellenza, non una commodity”, durante il quale si è discusso del futuro del compartimento risicolo italiano, ed è stato spiegato come otto Paesi produttori dell’UE vogliono condividere strategie comuni, chiedendo a Bruxelles misure di reciprocità per difendere un comparto che, oltre alla dimensione economica, custodisce un valore ambientale e culturale unico.

FRONTE COMUNE L’alleanza si chiama “EURice” e l’Italia ricopre un «ruolo determinante al suo interno – afferma Filip Haxhari, dirigente del dipartimento di miglioramento genetico del centro ricerche sul riso – è infatti il primo produttore europeo, con circa 1.4 miliardi di chili di risone l’anno, e vanta oltre 200 varietà iscritte, un primato di biodiversità che nessun altro Paese può rivendicare. EURice nasce in un momento cruciale. Coordinare gli sforzi a livello europeo significa dare più peso a una filiera che rischia altrimenti di vedere eroso il proprio spazio economico e sociale. Per l’Italia, leader indiscussa, è l’occasione per trasformare il patrimonio di varietà e tradizioni in un vantaggio competitivo, rafforzando la connessione tra qualità, sostenibilità e identità. Difendere il riso europeo significa difendere non solo una produzione agricola, ma anche un pezzo di paesaggio e di cultura che racconta chi siamo». Per tutelare la produzione agricola nazionale occorre anche continuare a investire nella ricerca.
ATTIVITÀ GENETICA A questo proposito è stata presentata anche la Rete di Prove Varietali (Rpv), realizzata in collaborazione con il Crea-Ci di Vercelli, che da cinque anni analizza e confronta 14 varietà di riso in diversi ambienti produttivi, con rilievi su resa, qualità, resistenza alle malattie e stabilità agronomica: «Il miglioramento genetico – continua Haxhari – è un’attività in continua evoluzione. Nuove varietà di riso sono ogni anno iscritte al Registro Nazionale con caratteristiche di innovazione a livello agronomico, come per le varietà con un ciclo vegetativo più corto o con resistenza alle principali malattie».
Aspetti che vogliono soddisfare le nuove richieste del mercato, con l’obiettivo di introdurre pratiche agricole compatibili al cambiamento climatico e alla tutela dell’ambiente.
VALORE NUTRIZIONALE Dell’importanza nutrizionale del riso si è occupata invece Mariangela Rondanelli, professore associato dell’Università di Pavia. Rondanelli ha sfatato il mito secondo cui il riso non sarebbe adatto a chi soffre di diabete: «Il nostro cereale infatti si presta a essere accompagnato dalle verdure, essenziali per rifornire l’organismo di vitamine e sali minerali, come da alimenti proteici. Ci sono varietà di riso con un basso valore glicemico: per questo è un cereale adatto sia per gli sportivi sia per la dieta di tutti i giorni, anche per i diabetici». Il nutrizionista Domenicantonio Galatà ha sottolineato che il riso non è solo fonte di carboidrati, ma anche un alimento ricco di vitamine e minerali, naturalmente privo di glutine, facilmente digeribile e adatto sia a sportivi sia a contesti clinici: «Il riso è un alimento nutriente e versatile. Per questo motivo promuoverlo con responsabilità significa difendere qualità, ambiente e dignità del lavoro, dal campo alla tavola». Secondo Galatà, tecniche come risotto, cottura a vapore e vasocottura permettono di preservare al meglio i nutrienti: «Il riso assorbe e veicola principi nutritivi, ma attenzione: non va lessato. Il segreto della straordinaria capacità di assorbimento di alcune varietà italiane di riso japonica risiede nella grande porosità dell’endosperma, un carattere stabile ed ereditario che emerge dall’interazione genotipo per ambiente». Roberto Magnani, direttore generale dell’Ente Risi non ha mancato di ribadire l’importanza di «valorizzare il prodotto italiano attraverso la ricerca e pratiche produttive rispettose dell’ambiente e dei diritti del lavoro. Invito medici e nutrizionisti a impegnarsi a diffondere la conoscenza sulle varietà italiane disponibili, in modo da garantire un futuro al settore risicolo».
Edoardo Varese

