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Temperature da record, notti tropicali e giornate che sembrano non finire mai. Un clima che ricorda le estati brasiliane, anche se non è una semplice casualità per un territorio come quello della Lomellina. «Le ondate di calore così lunghe e intense sono una conseguenza del cambiamento climatico – spiega Stefano Caserini, ingegnere ambientale al Politecnico di Milano e una delle voci più accreditate sul tema nel panorama nazionale – e la scienza lo aveva previsto. Con l’aumento delle temperature medie globali, aumentano anche la frequenza e l’intensità dei periodi molto caldi».

CAMBIAMENTO Non c’è un solo colpevole dietro ogni giornata rovente, ma un quadro generale che rende questi fenomeni più comuni ed estremi. «Nessun singolo evento meteorologico si può attribuire solo al cambiamento climatico – precisa Caserini – ma è certo che questi eventi saranno sempre più frequenti». Un caldo anomale che non colpisce solo determinate zone, ma che riguarda tutti, nessuno escluso. «Non si può dire che una regione sia più esposta di un’altra – aggiunge l’ingegnere ambientale – Può essere la Pianura Padana un anno, la Sardegna o la Puglia un altro. Ma la tendenza resta comunque chiara, con più caldo d’estate e inverni sempre più miti». Quali sono quindi le soluzioni da mettere in campo? «È necessario agire su due fronti – spiega – Da un lato ridurre le emissioni per limitare il riscaldamento globale e dall’altro adattarci a ciò che ormai è inevitabile». In primo luogo, un’attenzione particolare è da rivolgere a coloro che sono più fragili.
Gli anziani soli rischiano di più, per questo bisogna attivare reti di aiuto, creare spazi refrigerati e portare la spesa a chi non può uscire.
AMBIENTE Ma a preoccupare sono anche gli incendi. «Caldo prolungato e siccità rendono più facile lo scoppio di roghi – continua il professore – È fondamentale potenziare le capacità di prevenzione e gestione». Tutta una serie di misure che possono mitigare un clima sempre più estremo, anche se l’Italia ha ancora molto da imparare. «Si potrebbe fare molto di più – ammette l’ingegnere – Qualcosa si muove, ma manca ancora una vera strategia. Il rischio è che ci si ricordi del problema solo quando il caldo arriva, ma serve continuità, servono piani di adattamento e finanziamenti». E il futuro non promette tregua. «Le prossime estati saranno tendenzialmente più calde, magari non ogni anno sarà peggiore del precedente, ma la rotta è quella – conclude Caserini – Anche gli inverni sono ormai più miti, per questo dobbiamo smettere di rimandare e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili».
Rossana Zorzato

