Una “eredità universale” per i diciottenni può aiutare a contrastare le disuguaglianze sociali? Lo chiediamo a don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana di Vigevano.
NUOVA POVERTÀ «Innanzitutto bisogna capire che parlare di disuguaglianza significa dare un nuovo nome alla povertà. I dati mondiali sulla fame nel mondo sono stabili da un quinquennio, ma intanto è aumentata la produzione di cibo, insieme allo sfruttamento del territorio e alle malattie legate alla sovralimentazione e all’obesità. Questo vuol dire che qualcosa non torna: dove c’è già in abbondanza, il cibo aumenta; dove ce n’è poco, scarseggia sempre più. Siamo di fronte a una perfetta disuguaglianza. Faccio un esempio locale su un tema “caldo” come l’immigrazione: è opinione comune che la Caritas debba accogliere e aiutare tutti indiscriminatamente; ma pensiamo a un italiano in condizioni di bisogno che si vede “scavalcare” da un immigrato con tutta una serie di agevolazioni che a lui sono invece precluse –
perché non rientra nei parametri per l’accesso a determinati servizi oppure perché non ha i requisiti per scalare le graduatorie, ndr – Anche qui siamo di fronte a una perfetta disuguaglianza.
IL PATROCINIO Cosa può fare la Caritas, allora? «Può ricorrere alla “advocacy”, il patrocinio, che consiste nel “tirare la giacchetta” a chi possiede gli strumenti (in molti casi i politici e gli amministratori pubblici) per risolvere il disagio. Prendiamo un altro esempio: per il progetto Abitare abbiamo riunito i sindaci del territorio portandoli a riflettere e a cercare soluzioni per chi è in difficoltà nella ricerca di un alloggio. La casa può non essere necessariamente un diritto, ma l’abitare sì». Dunque non si tratta solo di dare la risposta a un bisogno, ma di “farsi prossimo”.
ESPERIENZE È compito di Caritas fare entrambe le cose? «Certo, è una logica comunitaria: non bisogna solo “mettere una pezza”, ma cercare le motivazioni. Siamo abituati a dare un taglio netto, a vedere bianco o nero: chi provoca il disagio, chi lo subisce. Ma in questo caso si tratta di fare venir fuori le potenzialità, non di promuovere l’assistenzialismo». E si arriva alla proposta di eredità universale. «Personalmente ritengo che sia molto più utile un’esperienza come il servizio civile – afferma don Locatelli – che, a fronte di un contributo di 500 euro al mese, per un anno, offre l’occasione di fare un’esperienza arricchente. Il servizio civile – non solo in Caritas, ma in biblioteca, in casa di riposo, insieme ai ragazzi con disabilità – aiuta a uscire da un mondo ovattato per entrare in un mondo che fa fatica. Ci sono tante possibilità per unire la parte contributiva a quella esperienziale, anche se l’esperienza con gli anni si modifica».
Davide Zardo


