Uno spazio in cui ritrovarsi per discutere del più e del meno. Un luogo in cui darsi appuntamento, al fine di raccontare le proprie tradizioni e perché no, organizzare eventi per il futuro. Questa la richiesta che alcuni membri della comunità latino-americana presente a Vigevano intendono portare avanti. Alcuni di loro hanno voluto raccontare la propria integrazione avvenuta nella città ducale e nel territorio lomellino.
Sono arrivato a Vigevano venti anni fa, racconta Ugo Tacunan, peruviano che ha sempre fatto del lavoro una componente essenziale della propria vita – adesso sono un operatore sociosanitario ed esercito la mia professione nella Rsa di Gambolò.
INIZIATIVE SOCIALI Tacunan spiega come i peruviani siano impegnati in attività di «volontariato a Vigevano. Quando abbiamo la possibilità, ci ritroviamo tra di noi per promuovere collette in aiuto di persone che si trovano in difficoltà economiche. Ci riuniamo nelle nostre case, proprio perché non disponiamo di un locale specifico». Raccolte alimentari, che comprendono pietanze tipiche del Perù e in generale dell’America meridionale. «Le prepariamo e le mettiamo in vendita. Sentiamo la necessità di riunirci, ma vorremmo avere uno spazio tutto nostro per promuovere le nostre iniziative, anche religiose. Per questo, ci servirebbe un aiuto da parte del Comune e della Diocesi».
LA RISPOTA Da questo punto di vista c’è un’apertura da parte della Diocesi. «Trattandosi di una processione – precisa don Paolo Nagari, parroco parroco in stretto contatto con la comunità latino-americana e che in passato si è occupato dell’evento – che ha un inizio e una fine, di fatto non richiede necessariamente uno spazio fisico. Personalmente non ho nulla in contrario qualora dovessero decidere di riproporla, anche perché in passato le avevo fatte. Si tratta comunque di una tradizione che riguarda i peruviani. Da parte mia quindi ci sarebbe piena disponibilità, la richiesta o la proposta deve però partire dai diretti interessati».
TRADIZIONI Il riferimento è alla tradizionale processione dedicata al “Señor de los Milagros”, evento che affonda le sue radici agli anni della dominazione spagnola del Perù nel XVII secolo. «Si teneva in Duomo a Vigevano, sarebbe bello che la nostra comunità possa nuovamente riproporla, per mezzo di una figura sacerdotale che possa rappresentarci». Tacunan racconta anche che «un giorno alla settimana, alcuni miei connazionali si danno appuntamento al centro sportivo Antona – Cavallino per giocare a calcetto e per trascorrere delle ore in compagnia dopo una giornata di lavoro». Un momento di ritrovo, aperto a tutti. Un primo passo su un sentiero da seguire per rendere Vigevano una meta desiderabile per coloro che provengono dal sud America.
LA DISPERSIONE «Sento la necessità di avere un luogo in cui potermi riunire con i miei connazionali – è il pensiero di Ziola Jara, ecuadoriana trasferitasi dal suo Paese a Vigevano ben 23 anni fa – ma sarebbe un luogo aperto anche agli italiani. Se la nostra comunità, nel corso degli ultimi anni, si è dispersa, è anche per questo motivo: la mancanza di un vero e proprio punto di ritrovo». Ed ecco che, all’interno della comunità latino-americana, è avvenuta una vera e propria diaspora. «Molti di noi – prosegue Ziola Jara – hanno preferito trasferirsi nel milanese, dove tutte le persone provenienti dal Sud America, hanno modo di stare insieme e portare avanti le proprie tradizioni. A Vigevano e in Lomellina, più che recarci nelle abitazioni di amici e parenti, non possiamo fare».
Edoardo Varese

