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Fratelli d’Italia primo partito, Pd e Alleanza Verdi Sinistra gli unici a crescere rispetto alle politiche del 2022: sono questi i vincitori delle elezioni europee a livello nazionale e anche Vigevano e Lomellina non fanno eccezione. Per strada in due anni si sono persi 6.2 milioni di voti (4.4 dalle europee del 2019), alle urne l’8 e il 9 giugno si sono presentati in 23.3 milioni, meno della metà degli aventi diritto ed è la prima volta che accade in un voto nazionale (rinnovo delle camere o dell’europarlamento).
CHI SALE FdI, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arriva al 28.81%, con una crescita relativa di tre punti percentuali rispetto al 2022 (nel 2019 il partito era al 6.46%, quasi 5 milioni di voti di differenza in positivo) che ne conferma il ruolo di cardine del sistema politico italiano anche in presenza di una flessione del numero di voti assoluti (-596880 ovvero -8.2%). E’ vero che la consultazione continentale ha meno attrattiva di quella nazionale, ma nello stesso confronto c’è chi è riuscito a migliorarsi: il Partito Democratico ottiene il 24.08% grazie ai 255670 (+4.8%) consensi in più strappati, anche se sono 446mila in meno rispetto alle precedenti europee, e Avs addirittura 544088 (+53.2%, +491mila nel confronto col 2019). Tra chi può esultare c’è anche Forza Italia, che pur scontando un -1.8% cresce in termini relativi e col 9.61% vince il derby con la Lega.
PARADOSSI Proprio l’ex Carroccio è deragliato; in meno di due anni ha perso il 15.2% dei voti (-375mila), oggi è il quinto partito italiano e l’emorragia è stata frenata dalle preferenze conquistate dal generale Roberto Vannacci – che non è iscritto al partito – e dai consensi nel sud Italia, un vero e proprio paradosso che spiega più di ogni altro ragionamento la scelta del fondatore, Umberto Bossi, di votare per Forza Italia. I non più Lumbard se non altro a Bruxelles ci andranno per lavorare, invece i rappresentanti del mai esistito Terzo polo potranno sceglierla solo come meta turistica: gli Stati Uniti d’Europa – cartello che comprende gli europeisti di Emma Bonino e Italia Viva di Matteo Renzi – nonostante il nome con il 3.76% restano fuori dall’Ue per circa 56mila voti. Fa peggio l’altro partito centrista, Azione di Carlo Calenda, che si ferma al 3.35%. Non superano la soglia di sbarramento del 4% neppure “Pace Terra Dignità” di Michele Santoro (2.21%), Libertà di Cateno De Luca (1.22%), Alternativa Popolare di Stefano Bandecchi (0.39%). Tuttavia sul gradino più alto del podio dei delusi ci va il Movimento 5 Stelle, che si ferma al 9.99% e perde circa 2 milioni di voti dal 2022 (-46.4%), da soli i pentastellati di Giuseppe Conte hanno dilapidato un terzo dei suffragi persi dalle politiche a oggi.
FLUSSI L’istituto Cattaneo spiega che «i voti del M5S non sono stati assorbiti, se non in misura limitata dal Pd. Sono invece rifluiti in larga parte verso l’astensione». FdI invece ha saputo pescare da Fi e Lega, mentre il Pd in parte dal M5S e in parte da Avs.
Entrambi i partiti maggiori – aggiunge l’Istituto – ma soprattutto FdI, prendono dall’area del mai nato Terzo polo, logorato dalle sue divisioni interne.
Il partito della premier Meloni è il primo in tutte le circoscrizioni tranne il Sud, dove si impongono i dem con l’ex sindaco di Bari Decaro (che ha conseguito quasi 500mila preferenze), mentre nelle Isole si concentra il successo di Fi.
TERRITORIO E in provincia di Pavia? FdI è primo con il 31.3% dei consensi, secondo il Pd col 19.15%, quindi Lega 18.48%, Fi 9.98%, M5S 6.3%, Avs 5.43%, Azione 3.28%, Stati Uniti 3.05, “Pace” 1.78%, Libertà 0.67%, Ap 0.34%, Rassemblement Valdotaine 0.23%. I votanti sono stati quasi 50mila in meno rispetto al 2019 e più di 9mila rispetto al 2022. Nel capoluogo provinciale, dove si votava anche per le comunali e che storicamente ha una dinamica politica diversa, la prima forza è il Pd col 27.71%, segue FdI col 24.01%, quindi Lega 11.19%, Fi 10.61%, Avs 8.1%, Azione 5.98%, M5S 5.13%, Stati Uniti 4.39%. A Vigevano FdI è al 34.09%, Pd al 19.67%, la Lega resta terza al 14.93%, Fi al 9.43%, M5S al 6.3%, Avs al 6.71%, Azione 3.39%, St. Uniti 3.36%. A Mortara FdI 34.49%, Lega 16.98%, Pd 15.08%, Fi 11.18%, M5S 6.49%, Avs 5.24%, Azione 3.4%, St. Uniti 2.81%. A Garlasco, Gambolò, Cava Manara e Mede situazione non molto diversa, come illustra il grafico in pagina.
PREFERENZE Accanto ai voti di lista è significativo analizzare anche le preferenze. Nel nord-ovest Meloni ne ottiene quasi 624mila, in Fdi Fidanza è sotto 51mila, distanza siderale, Cecilia Strada e Giorgio Gori (Pd) 283mila e quasi 211mila, Vannacci quasi 187mila, mentre il pavese Angelo Ciocca è quarto con 38740, Tajani 107mila, Salis 126mila, Renzi 65mila, Santoro 36mila, Calenda 23mila. Alla luce di questi risultati all’Europarlamento FdI porterà 25 eurodeputati tra cui Carlo Fidanza, Mario Mantovani, Giovanni Crosetto, Lara Magoni, Pietro Fiocchi, Mariateresa Vivaldini e Paolo Inselvini dalla circoscrizione nord-ovest. Il Pd 21 (e sarà il gruppo più grande tra i socialisti europei) tra cui Cecilia Strada, Giorgio Gori, Irene Tinagli, Brando Benifei e probabilmente Pierfrancesco Maran (Alessandro Zan dovrebbe scegliere il nord-est come seggio d’elezione). Il M5S 8 tra cui Gaetano Pedullà, Fi 7 (uno va al Suditoler Volkspartei per alleanza elettorale) tra cui Letizia Moratti e Massimiliano Salini, la Lega 8 tra cui Silvia Sardone e Isabella Tovaglieri, mentre Angelo Ciocca dovrà aspettare e sperare che Vannacci scelga un altro collegio per l’elezione. Avs 7 tra cui Ilaria Salis o Domenico Lucano o Benedetta Scuderi a seconda della decisione dei primi due, eletti in più circoscrizioni.
Giuseppe Del Signore


