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Nella partita della vita vale anche il gioco rischioso, ma solo se controllato. In una società dove la priorità del rischio zero si fa sempre più impellente tra genitori ed educatori, il diritto dei bambini di sperimentare, resta un fattore fondamentale per il loro sviluppo e per le loro esperienze personali.
NECESSITÀ «Il bambino, così come l’adolescente, ha bisogno di esplorare il mondo esterno e di mettersi alla prova, nel senso che tutti noi abbiamo avuto un apprendimento che passa da un assetto teorico e da un aspetto pratico – commenta Giovanni Migliarese, direttore della Struttura complessa di salute mentale dell’Ospedale civile di Vigevano – Il mettersi alla prova prevede affrontare il rischio del fallimento, così come la possibilità di trovarsi in una situazione di ansia, ma questo non significa che sia un fattore negativo, tutt’altro». Nelle corrette dosi, il gioco rischioso può essere la benzina per il motore dello sviluppo delle autonomie.
Il rischio va a stimolare quelli che sono dei fenomeni neurobiologici che hanno a che fare con il sistema limbico e con la fase dello sviluppo delle autonomie – continua – un sistema molto attivo che necessita di attività con rischio controllato.
REGOLE Importante è infatti non eccedere negli estremi, senza cui non si riuscirebbe a sviluppare una corretta evoluzione dell’individuo. «Il rischio è a sua volta divisibile in due fenomeni – spiega – da un lato la necessità di sperimentare all’interno di una situazione di rischio controllato e definito, che è sinonimo di un’esperienza educativa per il bambino o adolescente. Dall’altro dei “risky games” ovvero giochi ad alta sensazione e, di conseguenza, ad alto rischio, che possono essere problematici, come il fare graffiti su un treno in movimento». Come in tutte le cose, anche in questo ambito è necessario saper trovare il giusto equilibrio tra vantaggi e svantaggi di un comportamento.

SPORT In questo un ruolo fondamentale è ricoperto dall’attività sportiva, quale fulcro di esperienze e comportamenti a rischio in un contesto regolato da norme. «Ritengo che non bisogna demonizzare il rischio – racconta il direttore – ma favorire una sua conoscenza all’interno di un contesto protetto come lo sport». Un’alternativa adatta soprattutto a quegli individui propensi a sperimentare comportamenti a rischio.
L’attività sportiva assume quindi un ruolo educativo tant’è che viene consigliata a chi ha tendenzialmente un’alta ricerca delle sensazioni, spesso dei comportamenti a rischio. Per questi soggetti vengono quindi proposte attività altamente adrenaliniche nel corso dello sport intrapreso, sempre in un contesto controllato.
SOCIETÀ Nonostante tutto, un ruolo fondamentale viene comunque ricoperto dai genitori, quali primo punto di riferimento di bambini e adolescenti, ma anche dalla società attuale. «Non si tratta prettamente di una questione genitoriale, ma di una questione a livello dell’attuale società – spiega Luca Capone, psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva presso la Fondazione Mondino – Oggi stesso le città e le politiche scolastiche sono organizzate in modo molto diverso e di fatto ci sono meno occasioni per poter sperimentare quel tipo di gioco rischioso che per i bambini di prima era la normalità». Un fattore legato anche alle politiche di sicurezza e alla paura di incorrere in sanzioni da parte dei genitori. «La famiglia di oggi è una famiglia affettiva molto protettiva – continua Capone – che deve mantenere un contatto costante con il figlio, agevolato dagli smartphone e da tutti quelli che sono degli strumenti di controllo. Ci troviamo di fronte a situazioni dove il bambino viene molto più tutelato nella realtà e magari meno in quella virtuale, come il mondo dei social».
SICUREZZA Lavorare su entrambi i genitori affinché i giochi più “rischiosi” vengano visti come una risorsa e non come un pericolo. «Le preoccupazioni dei genitori vanno discusse e tirate fuori – spiega lo psicologo – proprio per permettere che queste preoccupazioni non vengano trasferite sul figlio per poi sfociare in future e possibili forme di ansia e insicurezze. È importante che il genitore esponga il figlio al rischio sano che permette di mettersi in gioco e di crescere». Quel rischio che è collegato anche al saper affrontare le delusioni. «Andare a giocare in un ambiente dove si vince sempre genera l’incapacità di tollerare l’insuccesso, fattore che al giorno d’oggi sta facendo crollare tantissimi adolescenti – conclude Capone – Bisogna insegnare che a ogni caduta ci si può rialzare».
Rossana Zorzato


