Aree interne, il ruolo della Chiesa

Valorizzare le associazioni per promuovere luoghi capaci di custodire legami di tradizione e aprire possibilità future, uscendo dalla definizione di territori marginali. È il nuovo volto delle Aree interne, delineato nell’incontro di una trentina di Vescovi che si è tenuto il 31 agosto e il 1° settembre al centro “La Pace” di Benevento.

BUONE PRASSI Obiettivo dell’appuntamento, promosso a partire dal 2021, è condividere buone prassi e individuare nuove prospettive per quelle comunità chiamate a confrontarsi con trasformazioni pastorali, sociali e demografiche. Nel corso dei lavori è emersa la necessità di «abitare questo tempo con speranza, tessendo alleanze tra Chiesa, istituzioni e società civile». Il percorso ha portato nel 2025 alla firma di una lettera aperta al Governo e al Parlamento, con l’invito ad avviare un percorso condiviso «in cui gli attori contribuiscano a costruire partecipazione e confronto così da generare un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico». Una visione che riguarda la stessa “forma di Chiesa” nelle Aree interne, valorizzando il ruolo dei battezzati, di famiglie testimoni e di comunità in grado di assumersi delle responsabilità, anche dove non è possibile garantire stabilmente la presenza di un sacerdote.

IL RUOLO DEI CRISTIANI Al centro del confronto anche il ruolo delle comunità cristiane, chiamate a tutelare il patrimonio di relazioni e valori dei territori, contrastando l’individualismo e facendo crescere partecipazione, prossimità e responsabilità condivisa. «Abbiamo preso coscienza che l’attenzione alle Aree interne non può essere sviluppata prescindendo da quella che dobbiamo comunque rivolgere a tutti i territori delle nostre Diocesi. — ha spiegato monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina, Terracina, Sezze e Priverno — Esse vanno piuttosto trattate come un ambito specifico nel quadro della sfida complessiva che oggi la Chiesa si trova ad affrontare nell’adempimento della sua missione di annuncio, servizio e testimonianza». Il Vescovo ha richiamato l’urgenza di integrare la dimensione pastorale con uno sguardo guidato dall’insegnamento sociale della Chiesa.

CORPI INTERMEDI Da qui alcune piste di impegno che guardano alla formazione, alla partecipazione alla vita pubblica e al terzo settore: «C’è bisogno di fare rete e creare reti, esaltare la dimensione comunitaria e sostenere ogni forma di prossimità nei confronti del cittadino; creare luoghi di confronto e di mediazione, promuovere responsabilità condivisa». Fondamentale il ruolo delle associazioni come “corpi intermedi” capaci di favorire l’aggregazione. «Ciò che è decisivo — ha concluso monsignor Crociata — è condividere che la vita non ci è data come bene di consumo, ma come compito a favore anche degli altri. Può sembrare paradossale, ma bisogna che comincino a sentire così anche coloro che le aree interne le abitano ancora, e a essi vedere unirsi quanti, credenti e persone di buona volontà, sono disposti a dare una mano in un impegno collettivo che renda migliori perfino i territori più disagiati e periferici«. La riflessione finale del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei – ha sottolinato quanto le esperienze di L’Aquila, Forlì e Cagliari, con la ricostruzione del tessuto comunitario, la corresponsabilità dei laici, la collaborazione con le istituzioni e la promozione del lavoro, possano dare risposte alle fragilità delle Aree interne.

Davide Zardo

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