Il titolo del Meeting 2025 è tratto dall’opera Cori de “La Rocca” dello scrittore Thomas Stearns Eliot. È un invito a costruire nei deserti dell’individualismo, dell’indifferenza, della violenza, della mancanza di senso un mondo di relazioni autentiche, di vera accoglienza di un lavoro che serve al bene di tutti. Cosa può allora incoraggiare a costruire con creatività e lungimiranza, quali sono le fonti di una libertà capace di superare le tante difficoltà, ostacoli e contraddizioni, da quale speranza può nascere un rinnovato impegno per il bene e una ricerca appassionata del vero? Attraverso 14 mostre, un programma fittissimo di incontri con personalità significative del mondo religioso e laico, passando dal mondo politico allo sport, attraverso spettacoli e concerti dalla musica pop a quella classica, si è cercato di dare risposta a certe domande.
DALLA LOMELLINA Sono stati presenti molti lomellini, tra cui anche il cantautore di Garlasco Ron in veste di protagonista, e tutti sono rimasti colpiti oltre che dai convegni da alcune mostre particolari: oltre quella citata dal Papa, quella sull’Ucraina ma personalmente ho trovato molto significativa quella che riguarda la vita di Carlo Acutis, che sarà canonizzato il 7 settembre. Un ragazzo quindicenne che aveva la vita già piena di tutto, vivacissimo e ricco di interessi, appassionato di informatica, ma soprattutto con il cuore pieno di Dio e innamorato di Gesù eucarestia; offre una strada e un’ipotesi di risposta alle domande di cui è intessuta la vita di ogni uomo. Che cosa pensate? Che cosa amate? Che cosa vi preoccupa? Che cosa vi spaventa? Quali sono i vostri desideri? Quando siete felici? Carlo ha incontrato Gesù, è accaduto. Lo ha ascoltato. Si è fidato di lui. La sua vita è cambiata. E ha fatto la differenza. Un apprendista della felicità. Si è sentito amato e liberamente ha amato.

I MESSAGGI Alcuni messaggi sono stati particolarmente significativi, in particolare quello di papa Leone XIV e quello del presidente Mattarella. Il Santo Padre ha fatto giungere il suo saluto agli organizzatori, ai volontari e a tutti i partecipanti, con l’augurio di riconoscere nella gioia che la pietra scartata dai costruttori è stata posta come «pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso» (cfr 1Pt 2,6). La speranza, infatti, non delude (cfr Rm 5,5). I deserti sono in genere luoghi scartati e ritenuti inadatti alla vita. Eppure ad esempio monache e monaci, da millenni, abitano il deserto a nome di tutti noi, in rappresentanza dell’intera umanità, presso il Signore del silenzio e della vita. Il Santo Padre ha apprezzato che una delle mostre caratterizzanti il Meeting di quest’anno sia dedicata alla testimonianza dei martiri di Algeria. In essi risplende la vocazione della Chiesa ad abitare il deserto in profonda comunione con l’intera umanità, superando i muri di diffidenza che contrappongono le religioni e le culture, nell’imitazione integrale del movimento di incarnazione e di donazione del Figlio di Dio. È questa via di presenza e di semplicità, di conoscenza e di “dialogo della vita” la vera strada della missione. Il presidente Mattarella ha richiamato il fatto che, in un’epoca segnata da guerre ed egoismi, servono dei costruttori di pace. Telegiornali e televisioni hanno continuato a trasmettere soprattutto quello che dicono i politici ma il clima di umanità e di amicizia che si vive qui al meeting si capisce solo se lo si partecipa.
Camillo Schiantarelli



