Inchiesta al Casale, i danni di un anno di “clausura”

«Fatico a socializzare rispetto agli scorsi anni e a volte ho addirittura paura di farlo… mi sento molto più chiusa». E’ una dei 175 tra studenti e studentesse del Casale che hanno partecipato al sondaggio “Effetti della DaD”, realizzato e proposto da altri alunni dell’istituto e i cui risultati sono stati pubblicati sul giornale scolastico “Voci di Corridoio”.

L’indagine da un lato voleva valutare l’efficacia delle videolezioni e dall’altro l’impatto che queste e l’isolamento sociale stanno avendo sui giovani.

Per quanto il campione sia ridotto, ha risposto il 21% della popolazione studentesca della scuola, è possibile cogliere segnali significativi soprattutto alla vigilia di quello che dovrebbe essere il ritorno in classe definitivo a partire da lunedì, almeno per questo anno scolastico e al netto del ritorno in zona rossa. Una campanella che arriverà dopo 37 settimane di “clausura” – che sono 43 se non si considera l’alternanza a ranghi ridotti – tra i blocchi della scorsa primavera, dell’autunno e dell’inverno, tante quante quelle previste dall’intero anno scolastico 2020-2021.

DISCONNESSI A una prima vista la valutazione della DaD sembra neutra, in quanto il 45.7% dichiara di non averla né apprezzata né disprezzata a fronte di un 25.1% che rientra nel primo ambito e di un 29.2% che figura nel secondo, ma altri quesiti fanno emergere un quadro differente.

Infatti il 42.3% sostiene che la sua capacità di apprendimento è peggiorata nel periodo pandemico, con un 35.4% che la ritiene invariata, un 11.4% che non sa valutare e un 10.9% che la vede migliorata. E se solo il 24% si sente più insicuro quando affronta una verifica o un’interrogazione a fronte di un 50.3% che li vive come prima e di un 25.7% che è più “confident” – potenza di schede e schermi multipli, nonché di telefoni, libri e appunti fuori inquadratura? – ben il 64.6% fa più fatica di prima a seguire le lezioni e il 54.9% si dichiara molto o comunque più stanco rispetto all’attività in presenza, che solo per il 22.3% aveva un impatto maggiore a livello di stress fisico e mentale. Ancora, per quanto molti abbiano sottovalutato l’impatto della DaD nel primo quesito posto, il 50.3% precisa che il suo umore è peggiorato da quando sono riprese le videolezioni, tanto che il 55.4% avverte ansia, il 41.1% agitazione, il 39.4% malinconia; la prima emozione positiva è tranquillità per il 26.9%, seguita da felicità (25.7%). Del resto quando si chiede di analizzare che cosa non funziona in queste, il responso è eloquente:

per il 72.6% il primo problema è la connessione intermittente, seguito proprio dalla difficoltà di concentrarsi (68%), da problemi di vista e/o mal di testa (62.3%), dalla complessità delle spiegazioni nonché dalle troppe distrazioni presenti a casa (il 58.3% in entrambi i casi),

ma anche dalle limitate interazioni con i compagni (53.1%), da verifiche e interrogazioni (49.7%), dalla frustrazione (46.9%) e dalla difficoltà nel chiedere chiarimenti (45%). C’è anche chi va oltre e afferma in maniera icastica «non funziona niente» oppure evidenzia un

malessere generale a causa del prolungato uso dei dispositivi, che si protrae anche dopo le lezioni essendo molti compiti assegnati su device

A fronte di questi “difetti”, il valore aggiunto della DaD risiede soprattutto nella comodità di essere a casa (78.9%), nel potersi svegliare più tardi (62.3%), nell’avere la possibilità di contattare i prof in qualsiasi momento (47.4%), nell’uso di risorse multimediali (44.6%), per lo più si tratta di vantaggi collegati a un ripiegamento su se stessi o a un rifugio nella propria “zona di conforto”.

DOCENTI RIMANDATI? Anche perché gli studenti del Casale sospendono il giudizio sul supporto che hanno ricevuto dai loro insegnanti. Per il 41.7% non se la sono cavata né bene né male, solo per il 25.1% sono promossi e il 33.1% li boccia, anche se non è chiaro se questo dipenda da mancanza di volontà o dalle difficoltà con cui si sono dovuti confrontare, perché per il 45.7% degli intervistati i professori hanno cercato in parte o molto di cambiare l’organizzazione delle lezioni per renderle meno pesanti, mentre il 54.3% è di parere opposto; probabile che quest’oscillazione rifletta le esperienze diverse avute come classe o come studente col singolo docente. Di certo il 74.9% del campione chiede ai suoi prof maggiore comprensione, che è l’esigenza più sentita tra gli alunni. Molto più indietro le altre: l’opportunità di scegliere un corso di studi personalizzato (50.3%), supporto psicologico (45.7%), preferire la qualità delle ore alla quantità (44%), gruppi di studio per migliorare apprendimento e interazioni sociali (40.6%).

IL DOMANI Allargando lo sguardo alle aspettative come generazione, per il 70.3% servirebbero agevolazioni per l’ingresso nel mondo del lavoro, mentre il 53.1% vorrebbe più attenzione sui temi sociali (povertà, disuguaglianza, parità di genere, diritti civili), il 49.7% un bonus per l’acquisto di device da usare nello studio, il 48.6% un orientamento universitario o post-diploma approfondito, il 44% stabilità, una stabilità da cercare lontano da Vigevano e dalla Lomellina, dove solo il 4.6% s’immagina di vivere a fronte di un 45.1% che si vede all’estero, di un 28.6% in Italia e di un 21.7% a Milano o in Lombardia, ma non in un territorio che è ritenuto privo di occasioni. Il che non vuol dire che tutto sia negativo, perché se il 56% pensando al futuro avverte preoccupazione e il 33.7% paura,

allo stesso tempo il 32% prova felicità, il 45.1% un senso di sfida e il 72% curiosità. La voglia di andare avanti e volgere lo sguardo all’orizzonte, anche oltre la pandemia.

Giuseppe Del Signore

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