Contenuto riservato ai sostenitori de L'Araldo
L’argomento dell’ansia tra i giovani è un tema che conquista sempre più spazio nell’opinione pubblica, per questo motivo L’Araldo ha interpellato Jessica Facheris, psicologa che da anni gestisce lo “Spazio di ascolto” all’istituto Casale e operativa presso il consultorio “il Sole” e il centro antiviolenza “Kore” di Vigevano. «Per la mia esperienza allo sportello scolastico e fuori – spiega – l’ansia è presente ed è aumentata soprattutto con il Covid, a livello scolastico, ma anche nelle relazioni sociali. È stata alimentata dalla pandemia: stare chiusi in casa molto tempo e poi uscire ha generato preoccupazioni nei giovani».

VOTO AD PERSONAM In un contesto di questo tipo si cerca di capire a cos’è dovuta, quali sono i fattori che contribuiscono all’aumento e, soprattutto, si cerca di agire. A livello didattico alcune scuole stanno avviando una sperimentazione di “scuola senza voti”, nella quale vengono eliminate le valutazioni numeriche e si passa a giudizi sulla prestazione. L’obiettivo è di ridurre l’ansia e migliorare l’apprendimento. Per Facheris è interessante: «Spesso ricevo richieste per l’ansia da prestazione, ce l’abbiamo tutti, ma in età adolescenziale è abbastanza presente. Nella testa dell’adolescente succede che si pensi che il proprio valore sia quel voto e non è facile cambiare questa convinzione. Hanno spesso l’impressione che il voto sia sulla persona e non sulla prestazione. Con questo metodo viene meno la parte competitiva, noi come società lo siamo di natura, e di comparazione con gli altri».
RIEQUILIBRIO Togliere la valutazione numerica andrebbe anche a migliorare il rapporto studente-docente in quanto «l’insegnante è un punto di riferimento per lo studente, che tiene fortemente in considerazione la sua opinione, e con una valutazione corrispondente a un giudizio sulla prestazione che evidenzia punti di forza e di debolezza ci sarebbe più empatia». Anche il rapporto studente-genitore migliorerebbe visto che «spesso lo studente tende a nascondere la valutazione negativa ai genitori per paura di essere una delusione e dare l’impressione di non essere adeguati». Il metodo è in fase di sperimentazione e per Facheris «è difficile da mettere in pratica, ma migliora l’apprendimento: l’obiettivo dello studente passa dal prepararsi per ottenere la valutazione alta al prepararsi per apprendere, inoltre ci sarebbe più empatia e meno ansia».
FUORI AULA In ogni caso il problema dell’ansia non si limita solo a livello scolastico, anzi «è in crescita anche l’ansia sociale: c’è un senso di inadeguatezza tra coetanei, soprattutto in età adolescenziale. Ci si sente sempre sotto giudizio e l’ansia da prestazione sociale cresce. È un comune denominatore di chi accede allo sportello, accomuna un po’ tutti i giovani. Ci sono anche altri problemi, che spesso sono anche bravi a nascondere, per questo è bene parlarne e interfacciarsi».
Fatima Sayari

