La scuola che verrà 1/ Come torneremo in aula?

Raddoppiare il numero delle classi o delle ore a strutture e organici pressoché invariati. Questo è in sintesi il compito per le “vacanze” che il Comitato tecnico scientifico ha assegnato al mondo della scuola in vista del ritorno in aula a settembre. Secondo il documento “Sull’ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico”, consegnato al Ministero dell’Istruzione lo scorso 28 maggio,

negli istituti sarà obbligatorio indossare la mascherina, mantenere il distacco di almeno un metro, prevedere orari di entrata e uscita diversificati, garantire la pulizia e l’igienizzazione costante di persone e locali. Studenti e personale dovranno rimanere a casa in presenza di tosse, raffreddore o temperatura superiore a 37.5 gradi.

VERSO SETTEMBRE In questo momento la prospettiva è di un rientro a scuola caratterizzato dall’alternanza tra didattica in presenza e a distanza, con una cospicua riduzione delle ore di lezione, che potrebbero arrivare anche a 40 o 45 minuti, e un ripensamento dei programmi. Metà classe potrebbe essere presente a scuola e l’altra metà a casa, collegata in video oppure impegnata in lavori autonomi assegnati dai docenti. Le aule dovranno essere organizzate per tenere tutti ad almeno un metro di distanza, anche nel caso di docente alla cattedra e allievo alla lavagna; in quest’ottica la soluzione più efficiente sarebbe adottare uno schema a esagoni, che consente di rispettare quanto previsto occupando meno metri quadri per persona, anche se sarebbe da verificare la possibilità di arieggiare a sufficienza gli ambienti.

la scuola che verrà

CAMPANELLO D’ALLARME La teoria insomma si scontra con la pratica: «L’Associazione nazionale presidi – è il commento dei dirigenti scolastici italiani – denuncia l’impossibilità di gestire in sicurezza la riapertura delle scuole senza che siano prima attuati degli adeguati e permanenti interventi di sistema». In particolare, secondo l’Anp, il rispetto delle prescrizioni sarebbe possibile distribuendo gli studenti in due turni – mattutino e pomeridiano – raddoppiando l’organico oppure aumentando le aule, raddoppiando oltre agli effettivi anche gli spazi. Due eventualità che al momento appaiono ai più ottimisti remote in considerazione sia dei fondi stanziati per la scuola sia delle assunzioni previste sia del tempo a disposizione. Il Governo ha previsto 1.5 miliardi di euro quando Lorenzo Fioramonti, predecessore di Lucia Azzolina a viale Trastevere, ne chiedeva 3 prima dell’epidemia, una cifra tra l’altro inferiore a quella stanziata per l’accanimento terapeutico su Alitalia, mentre per quanto riguarda i nuovi posti la previsione è di circa 80mila insegnanti, che tuttavia bastano per coprire gli altrettanti liberi in organico di diritto, stimati dalle organizzazioni sindacali per l’anno scolastico 2020-2021; in pratica servirebbero a colmare la lacuna di 45951 cattedre già vacanti e 34111 pensionamenti, senza potenziare in alcun modo gli organici in forza alle scuole. Quanto agli spazi, difficile che tre mesi possano essere sufficienti a colmare lacune strutturali trentennali.

Campanella

CENTRO E PERIFERIA Il Cts, consapevole di «un patrimonio edilizio non sempre adeguato» e della «insufficienza nelle dotazioni organiche» demanda al livello ministeriale e locale l’adozione di provvedimenti che rendano possibile il rispetto delle prescrizioni. Il Mi potrà riflettere su «ridefinizione monte ore delle discipline scolastiche, implementazione fondi per il miglioramento dell’offerta formativa, regolamento refezione scolastica», le modalità operative resterebbero in capo ai singoli istituti, tuttavia se da un lato questo consentirà di tenere conto delle specificità dei territori – il contagio ha avuto un impatto diverso a livello nazionale, le condizioni climatiche sono differenti nella penisola e possono favorire o sfavorire l’attività all’aperto, l’uso dei mezzi di trasporto cambia a seconda delle dimensioni cittadine, le singole scuole sono molto diverse tra loro per spazi e anno di costruzione, oltre che per risorse umane e materiali disponibili – dall’altro lato rischia di abbandonare gli istituti a se stessi. «E’ necessario – puntualizza l’Anp – che l’Amministrazione centrale risolva con urgenza alcuni annosi problemi, resi più evidenti dallo stress-test causato dalla pandemia».

In sintesi chiediamo vincoli chiari, risorse certe, libertà di gestione e responsabilità sostenibili

Giuseppe Del Signore

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