Un monito ai cattolici, un’accusa al pensiero tecnocratico, lo sguardo rivolto a Cop 28, la Conferenza per il clima in programma a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre. C’è questo nell’esortazione apostolica “Laudate Deum”, che papa Francesco ha inviato «a tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica». Quindici pagine più le note asciutte, dirette, dure, la prosecuzione della lettera enciclica “Laudato si’”, pubblicata nel 2015.
GLI IDOLATRI Già nel titolo si coglie sia la continuità, con un riferimento allo «invito che san Francesco d’Assisi ha fatto con la sua vita, i suoi canti, i suoi gesti», sia l’attenzione ad attribuire a ogni cosa, soprattutto per i cristiani, il giusto peso; non a caso il Papa chiarisce nell’ultimo paragrafo (73) che «”Lodate Dio” è il nome di questa lettera. Perché un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggior pericolo per sé stesso». Una chiusura che pone l’accento su due idolatrie, quella dell’uomo che si fa dio nel senso di manipolare la realtà della natura e quella dell’uomo che si fa dio nel senso di voler
accrescere oltre ogni immaginazione il potere dell’uomo.
SCIENZA E NO A proposito della prima, il testo si apre con un excursus scientifico che ha pochi precedenti. «Soltanto l’enciclica “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII e “Populorum Progressio” di Paolo VI sono così stringenti su alcune tematiche» ha affermato monsignor Luigi Renna, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e del Comitato scientifico delle Settimane Sociali, sottolineando che il ritorno su uno stesso tema a distanza di pochi anni è «un gesto inedito rispetto ai suoi predecessori», che «esprime una grande preoccupazione». Il Santo Padre parte da «precisazioni, che possono sembrare ovvie, a causa di certe opinioni sprezzanti e irragionevoli che trovo anche all’intero della Chiesa cattolica». Così il testo si concentra sulla crescita di intensità e frequenza di fenomeni estremi, sulla distinzione tra meteo e clima, sull’aumento della concentrazione di gas serra in atmosfera – «oltre il 42% delle emissioni nette totali dal 1850 è avvenuto dopo il 1990» – sulla velocità «inedita» del fenomeno, «tale che basta una sola generazione – non secoli o millenni – per accorgersene».

QUALE LIMITE Del resto «mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo […] In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere? E’ terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell’umanità». Questa riflessione pessimistica, che papa Francesco riprende da “Laudato si’” (104), nasce da quello che definisce il «crescente paradigma tecnocratico» ovvero «un modo di comprendere la vita e l’azione umana che è deviato e che contraddice la realtà fino al punto di rovinarla», in cui è «come se la realtà, il bene e la verità sbocciassero spontaneamente dal potere stesso della tecnologia e dell’economia» (LS 101, 107). “Posso, dunque sono”, «da qui si passa facilmente all’idea di una crescita infinita o illimitata». A questo allarme già contenuto in Ls si aggiunge «l’intelligenza artificiale», che si basa «sull’idea di un essere umano senza limiti […] il paradigma tecnocratico si nutre mostruosamente di sé stesso». L’uomo si erge a divinità che dispone della «realtà non umana»:
Tutto ciò che esiste cessa di essere un dono da apprezzare, valorizzare e curare, e diventa uno schiavo, una vittima di qualsiasi capriccio della mente umana e delle sue capacità.
RIENTRO A questo paradigma, che è quello delle atomiche e della «terza guerra mondiale a pezzetti», il Papa ne contrappone un altro in cui l’uomo «dev’essere considerato come parte della natura», con un richiamo sia alle «culture indigene» sia all’azione modellatrice dell’umanità, capace di mutare senza distruggere. A questo atteggiamento occorre che ritornino tanto le élite quanto le persone comuni. Le prime per il Papa sono concausa del problema in quanto «la decadenza etica del potere reale è mascherata dal marketing e dalla falsa informazione, meccanismi utili nelle mani di chi ha maggiori risorse per influenzare l’opinione pubblica», invitandola a seguire «la logica del massimo profitto al minimo costo, mascherata da razionalità, progresso e promesse illusorie» tanto da rendere «impossibile qualsiasi sincera preoccupazione per la casa comune». Non perché l’impegno e il merito – lo spirito d’impresa – non debbano essere premiati, ma perché «se non si cerca una reale uguaglianza di opportunità, la meritocrazia diventa facilmente un paravento per consolidare ulteriormente i privilegi di pochi». Per rompere questo schema «il vecchio multilateralismo» non basta più, è necessario riconfigurarlo aprendo all’apporto delle organizzazioni e della società civile, capaci di andare oltre «le debolezze della Comunità internazionale». Il pontefice cita anche un esempio, «il processo di Ottawa contro l’uso, la produzione e la fabbricazione delle mine antiuomo» del 1997. Per il Papa «se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali».

DUBAI Da mettere in atto in un momento preciso, perché “Laudate Deum” sembra avere l’urgenza di un testamento e ambisce alla concretezza. L’occasione è la Conferenza sul clima del prossimo novembre e dicembre negli Emirati Arabi Uniti, a casa dei petrostati. Nondimeno «dire che non bisogna aspettarsi nulla» equivarrebbe ad abdicare al cambiamento climatico. Francesco chiede «una decisa accelerazione della transizione energetica», secondo tre caratteristiche ovvero efficienza, essere vincolanti, essere monitorabili, e il superamento della
logica dell’apparire sensibili al problema e allo stesso tempo non avere il coraggio di effettuare cambiamenti sostanziali.
VIGEVANO E qui? Il maltempo è alle spalle, dimenticato, le belle giornate straniscono, ma allo stesso tempo seducono con il loro tepore, eco dell’estate. Eppure basta guardarsi intorno per trovare ancora alberi caduti, voragini nei giardini, tetti danneggiati; moniti. Papa Francesco scrive «agli uomini di buona volontà» anche di Vigevano e Lomellina. Certo «le soluzioni più efficaci non verranno solo da sforzi individuali», tuttavia «ciò che conta è qualcosa di meno quantitativo: ricordare che non ci sono cambiamenti duraturi senza cambiamenti culturali, senza una mutazione del modo di vivere e delle convinzioni sociali, e non ci sono cambiamenti culturali senza cambiamenti delle persone». I risultati si vedono già in quanto «gli sforzi delle famiglie per inquinare meno, ridurre gli sprechi, consumare in modo oculato, stanno creando una nuova cultura».
Giuseppe Del Signore

