«Ho lasciato il mio Paese per sperare di costruire un futuro in Italia e per garantirlo alla mia famiglia». Speranza, questa la parola chiave per capire e comprendere la realtà comune a tanti migranti, che si sono visti costretti ad abbandonare il loro luogo d’origine con l’intento di costruire con le proprie forze un nuovo avvenire. Speranza da una parte, dall’altra umiltà, determinazione e forza d’animo. E ripartire da capo, in un altro Paese, abituandosi a una nuova realtà, non certo impresa da poco.
STORIE «Sono arrivato in Italia 25 anni fa – è la testimonianza di Tahil – sono dovuto partire dal Pakistan per provare a trovare lavoro in Italia a causa delle difficoltà economiche della nostra famiglia. Siamo tutti in Italia adesso, abbiamo dovuto salutare molti nostri amici e conoscenti, ma siamo riusciti a rifarci una nuova vita. Ho lavorato a Milano per diversi anni come dipendente. Con il tempo, ho preso la decisione di trasferirmi a Vigevano e di esercitare la mia professione presso un negozio di alimentari. Adesso tutto sembra procedere per il verso giusto». Storie e esperienze di vita come questa, insegnano e confermano come, con sacrifici e tanta volontà, si possano affrontare e superare i pericoli e la paura di abbandonare le proprie certezze, i propri affetti e di fatto la propria casa.

NUOVO INIZIO «In Egitto si può iniziare a lavorare a 13 anni – è il racconto di Mustafà – di fatto si diventa maggiorenni con 5 anni d’anticipo rispetto a quanto accade in Italia sono in Italia da 8 anni, da quando ne avevo 21. Adesso ne ho 28 e durante questo arco di tempo ho dovuto imparare ad arrangiarmi, a guardare avanti e fare affidamento su di me. Svolgo diversi lavori: principalmente sono un operaio e un meccanico. Mi impegno molto a guadagnare quanti più soldi possibile. A Vigevano ho amici e conoscenti, ma la mia famiglia è rimasta in Egitto. Una parte dei miei guadagni cerco sempre di consegnarla a loro, perché so che ne hanno davvero bisogno». Chi fugge dalla guerra, chi da condizioni climatiche avverse e chi per motivazioni economiche. Il pensiero non può comunque non essere rivolto alle proprie famiglie, per quanto ci sia la voglia e il desiderio di iniziare un nuovo capitolo della propria vita.
LONTANI «Cerco sempre di tenermi in contatto con la mia famiglia – racconta Ismael, che in ambito lavorativo si può definire un tuttofare – sono arrivato a Vigevano 15 anni fa, nel 2008. Ho dovuto imparare la lingua, cercare un lavoro e trovare una sistemazione. In Egitto non avevo molte prospettive di vita. Ho preso quindi la decisione di trasferirmi in Italia. Adesso sto bene, so che i miei genitori sono contenti per me. Nonostante si trovino a parecchi chilometri di distanza da me, penso sempre a loro». C’è anche qualcuno che, invece, è appena arrivato in Italia e sta ancora cercando di capire cosa significhi ambientarsi in un nuovo conteso. «Vivo a Vigevano da un anno – rivela Karim – e per potermi mantenere, faccio le consegne. È ancora tutto nuovo per me».
Edoardo Varese


