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«La forbice della povertà continua ad allargarsi anche tra chi prima povero non era». Se il rapporto “Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata” di Oxfam mostra come la ricchezza tende a ricadere su individui già avvantaggiati, questo è frutto anche di una serie di politiche e di un sistema economico che non fanno che acuire le diseguaglianze economiche, sempre a svantaggio di chi ha meno possibilità.
RESPONSABILITÀ «Perché i ricchi siano sempre più ricchi, è necessario che ci siano sempre più poveri – commenta don Moreno Locatelli, direttore della Caritas di Vigevano – una situazione data dal fatto che le suddivisioni delle ricchezze non sono eque». Una questione che non è solo prettamente economica, ma anche sociale e culturale. «La grande domanda da porci è che società vogliamo essere? – continua don Locatelli – Una comunità dove tutti abbiano il loro “pezzettino” oppure una comunità di disuguaglianze? Per non passare da una logica comunista, credo sia necessario cercare tutte quelle situazioni che fanno sì che la povertà aumenti». Una grande responsabilità che, se davvero messa in gioco, può davvero cambiare rotta.
Il grande compito di oggi è di riuscire a mettere in pratica questo lavoro – spiega – cioè trovar il maggior numero di cause che impoveriscono le persone e provare a risolvere. Oltre a trovare gli strumenti necessari, il vero dilemma è capire in che direzione vogliamo andare.

POVERTÀ Nel frattempo, se da un lato le ricchezze “non frutto di merito” aumentano, dall’altro lato crescono anche i nuovi poveri. «Rispetto agli scorsi anni, la triste certezza è che sono in costante aumento i “working poor” ovvero i lavoratori poveri – racconta il direttore della Caritas diocesana – Una situazione che, a ora, non può che peggiorare in quanto il costo della vita continua ad aumentare, mentre lo stipendio rimane sempre lo stesso». O peggio ancora si riduce pur in presenza di aumenti, perché questi ultimi sono inferiori rispetto all’inflazione, tanto che secondo i dati raccolti da Openpolis i salari italiani non sono ancora tornati ai livelli pre-Covid, il quarto stato europeo con il calo più pronunciato. Basti pensare che nel periodo che va dal 2019 al 2022 il calo dei salari si attesta al -3.4%, variazione che è diventata ancora più pronunciata nel periodo 2021-2022, arrivando addirittura a -4.8%. «Oltre al costo della vita sempre più alto, bisogna aggiungere anche il caro energia – dichiara – le bollette in questi ultimi anni sono molto più alte e sempre più cittadini hanno difficoltà a pagarle. Se fino a due anni fa era possibile arrivare alla fine del mese, oggi sempre con lo stesso stipendio non è più possibile».
OCCUPAZIONE Costi alti, salari bassi e poco lavoro. Un quadro poco incoraggiante, soprattutto per il territorio di Vigevano e della Lomellina che vede chiudere e delocalizzare sempre più aziende. «Ci stiamo accorgendo che molti posti di lavoro sono saltati o stanno per saltare – racconta don Locatelli – questa si può dire essere un po’ la “novità” di fine 2024 e inizio 2025. Si tratta però di posti di lavori appartenenti alla fascia di lavori per cui non è richiesta una grande specializzazione». Una luce in fondo al tunnel per chi invece ha una qualifica in più. «È vero che tante aziende hanno chiuso, ma chi è un lavoratore specializzato è facilmente ricollocabile. La vera missione in tutto questo rimane quella di provare a dare delle risposte oggettive e puntuali».
Rossana Zorzato



