Le golene dei fiumi sono vere e proprie “autostrade” per gli animali: lo raccontava a noi dell’Araldo, quattro anni fa, il professor Giuseppe Bogliani, uno dei massimi etologi della provincia di Pavia, parlando della diffusione dello sciacallo dorato nella Pianura Padana.
In quell’occasione l’autostrada naturale era quella fornita dalle rive del fiume Po, con l’avvistamento di alcuni di questi canidi sulla sponda piemontese del fiume, a pochissima distanza dalla Lomellina. Lo sciacallo, insomma, probabilmente dalla “terra del riso” ci era passato, seppur inosservato. Una circostanza resa ancor più evidente dagli scatti realizzati pochi giorni fa all’interno del parco del Ticino, dove, in località non nota (presumibilmente nel Magentino) un esemplare di sciacallo è stato fotografato in maniera inequivocabile. La strada utilizzata per arrivare a Magenta è probabilmente quella del greto del Fiume Azzurro: insomma,
ci sono altissime possibilità che la Lomellina e Vigevano siano state tappe intermedie della sua migrazione.

Canide di medie dimensioni diffuso dall’Asia all’Europa sudorientale, il Canis aureus (questo il suo nome scientifico) è presente sporadicamente in Italia dagli anni ’80, quando alcuni esemplari furono osservati tra Friuli e Veneto. Si trattava perlopiù di giovani maschi provenienti dai Balcani, dove questa specie è ampiamente diffusa: almeno fino al 1994, quando un primo nucleo famigliare fu registrato nel Bellunese. Lo sciacallo rimase “confinato” all’Italia orientale fino agli anni ’10 del nuovo millennio, quando (forse favorito dalle mutate condizioni climatiche e dalla maggior disponibilità di cibo) cominciarono a spuntare segnalazioni da ogni dove: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio. Carnivoro schivo, si nutre prevalentemente di piccoli animali e carogne e non rappresenta un pericolo per le attività umane.
Va detto perché c’è già chi ha invocato le doppiette, come per il lupo, accusandolo non solo di essere pericoloso, ma anche di essere “straniero”: lo sciacallo (che del lupo è “cugino”, come del cane e della volpe) è però arrivato in Italia sulle sue zampe, nel corso di un processo di espansione naturale. Non si tratta quindi di un alloctono, ma di una nuova e ormai stabile presenza nella fauna italiana: chissà se prima o poi anche la Lomellina potrà vantarne un avvistamento ufficiale.
Alessio Facciolo

