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In Italia la democrazia è sempre più indebolita e ferita dalla disaffezione alla politica e dall’astensionismo. Non più un rischio per la società, ma un fenomeno tangibile che da tempo scava in profondità e che ha trovato nell’ultimo referendum un’emblematica conferma con il non raggiungimento del quorum.

DISAFFEZIONE «La mancata partecipazione è un fenomeno che si sta approfondendo da tempo e che nei referendum trova maggiore spicco che non nelle elezioni amministrative o in quelle politiche – spiega mons. Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano e delegato Cel per la Pastorale sociale e formazione sociopolitica – Le ragioni di questa disaffezione sono molto complesse e variegate, un segnale che mostra quanto l’atteggiamento di corresponsabilità e di desiderio di costruire i luoghi del bene comune come compito condiviso sia diminuito». Tutta una serie di fattori legati a un evidente deterioramento della responsabilità politica. «La proposta politica del bene comune è sempre più incentrata sull’atteggiamento del guadagno, dell’interesse di categoria, di parte o di ambienti – continua il vescovo – Diremmo che è una sorta di algoritmo delle lobby, un gioco della politica legato all’equilibrio degli interessi. Questo fattore denuncia un evidente degrado della responsabilità politica, dove la formalità democratica non corrisponde a un’eticità democratica». Tutto un insieme di elementi che va a incidere sulla partecipazione sociale stessa.
Credo che questo sia il problema di fondo più grosso – continua – Anche il modo con cui viene fatta la comunicazione politica, per opposizione di maggioranza e non invece per approfondimento dei temi è sufficiente a dirla. Nel referendum si chiede agli italiani di votare con la testa, ma alla fine l’indicazione è per un voto di pancia, effetto di una difficoltà democratica abbastanza evidente.
CHIESA Quello della crisi di partecipazione è un fil rouge non solo politico, ma anche ecclesiale. «La Chiesa come fenomeno sociale ha condizioni e istituzioni simili a quelle dello Stato e della politica – spiega mons. Gervasoni – per cui la crisi di partecipazione all’interno della compagine nazionale si riflette anche per molti versi sulla partecipazione a livello ecclesiale». Un’attenzione al tema espressa in prima battuta dal pontificato di papa Francesco. «Ecclesialmente il problema della partecipazione diventa un appello urgente ad assumere un atteggiamento missionario – racconta – Negli ultimi anni si è molto insistito sulla sinodalità che non è altro che una forma di accentuazione della partecipazione, del coinvolgimento, della corresponsabilità e dell’ascolto. Tutti fattori che sono aumentati all’interno della Chiesa non come numeri, ma come desiderio, come occasioni e metodiche di approfondimento e di confronto». Sebbene la questione della partecipazione non possa essere analizzata con semplici criteri sociologici, «il recupero della sinodalità permette comunque di rileggere in modo diverso la questione della partecipazione».

TRIESTE Presupposti di un cambiamento positivo ricoperti dalla Settimana Sociale di Trieste, quale momento di riflessione sull’attivazione di buone prassi. «La democrazia e la partecipazione sono effettivamente possibili grazie alle comunità cristiane proprio perché queste ultime sono animate dalla carità – aggiunge il vescovo – I percorsi e le buone prassi sono promettenti, ma ancora non esaustive. Per questa ragione è necessario replicarle in forme sempre attente». Un cammino, quello di Trieste, fatto non solo di parole e di buoni propositi, ma di un vero e proprio processo da coltivare per il bene della democrazia. «Nella Settimana Sociale abbiamo invitato i partecipanti a promuovere la democrazia e la partecipazione – conclude il professor Sebastiano Nerozzi, segretario della cinque giorni triestina – La non partecipazione al voto dovrebbe essere una questione che ci preoccupa perché delegittima o, quanto meno, toglie credibilità a uno strumento, l’unico di consultazione diretta dei cittadini su tematiche di loro interesse. Oggi sono tanti i segnali che ci dicono che la democrazia e la partecipazione vanno curate e, se possibile, promosse».
Rossana Zorzato



