Azzardo / Il lato perdente del tavolo

Caravaggio raffigura i bari mentre si prendono gioco di un giovane ingenuo; le carte tenute non abbastanza coperte per essere celate allo sguardo del complice che segnala al giocatore come comportarsi. A quello stesso tavolo, accanto a quel giovane, sono seduti milioni di italiani che stanno dalla parte perdente del banco. Sono 22 i miliardi di euro persi al gioco d’azzardo nel corso del 2025, l’equivalente di una manovra finanziaria: in provincia di Pavia le persone tra i 18 e i 74 anni hanno scommesso in media 1650€ a testa in dodici mesi e questo vuol dire che nella realtà la spesa per i giocatori supera i 3000 euro a persona.

IL REPORT Sono alcuni dei numeri presentati nel “Libro nero dell’azzardo: Lo stato perdente” pubblicato da Fondazione Isscon e promosso da Federconsumatori e Cgil. Il documento prende in esame informazioni provenienti dall’Agenzia dei monopoli e dall’informativa alla Camera presentata dal ministro delle finanze ad aprile 2026.

La raccolta complessiva – si legge – nel 2025 ha superato i 165 miliardi, una cifra che corrisponde al 7.3% del Pil nazionale

e che supera di 26 miliardi il totale del Fondo sanitario nazionale, cioè quello che spende lo stato per la sanità. Al tavolo da gioco si siedono tre soggetti, lo Stato, i cittadini e le aziende concessionarie, ma il piano è inclinato e solo queste ultime vincono davvero: «In cinque anni le imprese del settore hanno visto una crescita del 165% degli utili in termini reali, mentre il loro fatturato nel 2025 ha raggiunto i 10.4 miliardi» impegnando appena 6500 persone.

CHI PERDE A perdere sono invece i cittadini e lo Stato. I primi perché sono almeno 800mila gli italiani tra 18 e 84 anni che hanno un profilo di rischio da moderato a severo; sono «persone con redditi mensili e titoli di studio più bassi a diventare giocatori problematici o dipendenti», senza contare l’impatto crescente dell’azzardo tra i giovani, con 1.3 milioni di ragazzi tra i 15 e i 19 anni che hanno giocato almeno una volta nel 2022 e 130mila i giocatori a rischio (studio Espad). Tra gli sconfitti c’è anche lo Stato, che di solito si considera “vincente” per le entrate fiscali garantite da questo settore; se queste ci sono e sono innegabili, altrettanto lo è la loro diminuzione nel tempo, tanto che nel 2006 il 19.4% del denaro giocato finiva all’erario, mentre nel 2025 la percentuale si ferma al 6.9% ed è ormai equivalente al fatturato delle imprese.

TENDENZE Il gioco d’azzardo non è diffuso in egual misura in tutto il territorio nazionale, le aree in cui si “investe” di più sono Campania (2527€ pro capite), Sicilia, Calabria, ma negli ultimi anni è emersa una tendenza all’aumento anche in Emilia Romagna e Lombardia. Tra i primi cento comuni con più di 10mila abitanti in cui si gioca di più online 21 provengono da queste due regioni, in particolare Legnano (+103.2 milioni), Gorgonzola (+50.1), Brescia (+43.6), Parabiago (+32.2). In alcuni casi si segnala un decentramento dei volumi di gioco rispetto ai capoluoghi e ai centri più popolosi in direzione di territori demograficamente depressi,

una delle modalità attraverso le quali la malavita organizzata individua aree più nascoste per il riciclaggio del denaro e per le proprie attività.

TERRITORIO Per quanto riguarda l’online, a livello provinciale si punta di più a Pavia (1777€) che negli altri Comuni (1650€ la media), col capoluogo che raccoglie il 14.2% del volume e coinvolge il 13.2% dei pavesi. La quota pro capite dal 2023 è aumentata di oltre 350 euro, anche se la Provincia è all’80° posto per questa statistica, ben lontana dai 4074 euro di Isernia e anche dai 2307 di Milano, nonostante questo nel 2025 in rete sono stati raccolti 654 milioni di euro, 617 dei quali andati in vincite e 37 persi. Se si considera anche il gioco fisico, la spesa pro capite sale a 2719€, in linea con la maggior parte della Lombardia.

A CHE GIOCO Analizzando il tipo di “giocate”, in Italia il 49.1% sceglie giochi di abilità a distanza, il 19.1% apparecchi (vlt), l’11.6% le scommesse sportive, il 7.9% lotterie, il 5% il lotto, il 3.1% scommesse virtuali, l’1.7% il betting exchange, l’1.1% il bingo o i giochi numerici a totalizzatore, lo 0.4% l’ippica. A livello provinciale i giochi di abilità a distanza sono leggermente meno praticati (43.5%), aumentano gli apparecchi (30.4%) e le lotterie (8.6%), hanno meno diffusione le scommesse sportive (8.1%).

L’online ormai stabilmente il primo canale di gioco per gli italiani (61%), che sono il popolo «che in Europa ha la condizione peggiore dell’economia e dell’azzardo.

PROPOSTE Secondo gli estensori del rapporto occorre «rispristinare la possibilità di diffondere i dati disaggregati a livello comunale», «porre la raccolta al centro degli indicatori descrittivi del fenomeno e non le perdite», «dare una reale dimensione quantitativa dell’occupazione creata dal settore e dell’impatto effettivo che verrebbe generato da una regolamentazione seria», diffondere i dati comunali «con tempistiche certe e non dilatate», «approfondire la possibilità che in alcune aree urbane secondarie si sviluppino importanti poli di generazione dei volumi di gioco legati all’attività di conti online di “giocatori professionisti”» ricordando che le stesse aree possono attrarre la criminalità organizzata «per il riciclaggio del denaro e per le proprie attività», ripensare «il meccanismo di riconoscimento e di tracciabilità dei giocatori, usando non solo il codice fiscale».

Giuseppe Del Signore

Le ultime

Elachem, ecco il tuo Freeman

Una mossa inaspettata per pochi, ma sperata un po’...

Piccolini, sopralluogo alla materna

La prima campanella dell’anno è suonata, ma la porta...

Viaggio in Paese / Pieve del Cairo, dove la storia ha il volto di una comunità

Mirella è morta da anni, e la sua storica...

Robbio, arrestato 39enne per diffusione di materiale pedopornografico

Un 39enne di Robbio è stato arrestato dalla Polizia...

Login

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui