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Villa Biscossi è il comune più piccolo della Lomellina, ma è anche quello con la più alta percentuale di votanti di tutta la Lombardia. Alle urne dell’unico seggio si sono presentati in 26 su un totale di 48 elettori, il 54.17% del totale: il piccolo centro è anche uno dei due di tutta la Regione (l’altro è Cernusco sul Naviglio, dove però c’era anche la spinta del ballottaggio delle comunali) che hanno superato il fatidico quorum. Sta anche in questa storia locale la storia nazionale dei referendum, in primis quelli di sabato e domenica su lavoro e cittadinanza, che hanno fallito la prova della partecipazione, anche se hanno segnato un’inversione di tendenza rispetto al 2022 e soprattutto rispetto a tutti gli ultimi appuntamenti elettorali (politiche, europee, regionali, comunali).

QUESTIONE DI QUORUM Si ferma al 30.58% (o .59% a seconda della scheda) la corsa dei quesiti, quasi venti in meno di quelli necessari per rendere valida la consultazione. Anche sotto “quota trenta” in realtà se si considera – come necessario – il voto all’estero, che la abbassa al 29.89%, con una partecipazione degli italiani “di fuori” che non supera il 23.76%. E anche questo numero fa parte della storia dei referendum, perché se quelli dedicati al lavoro hanno visto una netta prevalenza dei “sì” (89% il primo e il terzo, 87.6% il secondo, 87.35% il quarto), quello sulla cittadinanza è stato più combattuto, con i voti favorevoli al 65.49% rispetto al 34.51% dei “no”: un divario che potrebbe sembrare comunque ampio, se non si considerasse che di solito alle urne si presentano soprattutto i sostenitori dei referendum abrogativi, mentre i contrari per la maggior parte scelgono la strada dell’astensione per impedire il raggiungimento del quorum. C’è da ipotizzare insomma che la maggioranza degli elettori non voglia una legge sulla cittadinanza più aperta di quella attuale, neppure se si tratta di ridurre da 10 a 5 gli anni per poterla richiedere a parità di condizioni (reddito, conoscenza della lingua, assenza di pendenze con la giustizia).
Del resto gli italiani d’oltremare e oltralpe si sono espressi con ancora maggiore contrarietà (36.55% i “no”) rispetto a questa possibilità.
CONTESTO LOCALE E l’ostilità alla quinta scheda non è mancata neppure in Lomellina. Mentre quelle sul lavoro hanno raccolto plebisciti, andando raramente sotto l’80% dei voti a favore, sulla cittadinanza in alcuni comuni ha vinto addirittura il no. Bocciatura netta a Cozzo, dove 39 elettori contro 26, il 60% preciso, hanno barrato parere negativo; lo stesso si può dire di Langosco, con il 59.37% di no, di Confienza, 56.83%, di Castelnovetto, 53.15%, di Cassolnovo, 50.59%. Bastano tre voti (158 contro 155) per far prevalere il “no” anche a Palestro, mentre in alcuni centri il “sì” vince, ma di un soffio: sette a Robbio (537 per il sì, 530 per il no), due a Semiana (32 contro 30), uno a Suardi (41 e 40) e Valeggio (13 e 13), mentre è in perfetta parità il verdetto a Ferrera Erbognone, 92 voti per parte. Nel resto dei comuni, grandi o piccoli, percentuali nella media (Vigevano 55.09%, Mortara 54.26%, Garlasco 53.07%, Gambolò 54.97%) con qualche picco verso l’alto: a Breme scelgono il “sì” sulla cittadinanza ben il 73.28% dei votanti, seguita da Gambarana (66.67%), Torre Beretti (65.12%), Ceretto (63.41%), Sommo (62.41%), Zerbolò (62.25%). Percentuali simili a quelle dei comuni del Siccomario, San Martino e Travacò, dove il “sì” sulla quinta scheda compare rispettivamente nel 63.31% e 66.74%.
POCA PRESENZA A livello provinciale i “sì” sul lavoro hanno oscillato tra l’84% e l’86%, per la cittadinanza ci si è fermati al 59.51%. Tutti dati che, è bene ribadirlo, sono la misura solo di chi alle urne si è presentato: la provincia di Pavia è stata ottava in Lombardia per partecipazione (28.06% a fronte di una media regionale del 30.7%), davanti solo a Sondrio (21%), Brescia (26.6%), Como (27%), Cremona (27.8%). In Lomellina, a parte l’eccezione Villa Biscossi, nessun comune ha raggiunto il 40%, quelli dove si è votato di più sono stati Semiana (38.8%), Travacò (34.9%), San Martino (33.6%), Langosco (32.9%); quelli dove lo si è fatto di meno sono stati Valeggio (17.3%), Suardi (17.6%), Galliavola (19.1%), Valle (19.4%). A Vigevano l’affluenza è stata del 26.5%, a Mortara del 24%, a Garlasco del 23.3%, a Gambolò del 25.1%, a Cassolnovo del 25.3%, a Mede del 23.3%, a Cava Manara del 30.3%, a Cilavegna del 26.6%.
USURA Anche da questa nuova prova insomma la partecipazione esce ammaccata. Negli ultimi trent’anni solo due volte dei referendum abrogativi hanno raggiunto il quorum (1995 e 2011, quest’ultimo quello su “acqua pubblica e nucleare”), mentre nel 2022 tema giustizia (20.9%), nel 2016 “trivelle” (32.2%), 2009 legge elettorale (23%), 2005 procreazione assistita (25.5%), 2003 articolo 18 (25.5%), 2000 su più argomenti (32%). A voler ben vedere l’unica nota positiva per chi, come la Cei o il presidente della Repubblica, ritiene che la partecipazione sia la pietra su cui si fonda la democrazia, è la crescita di dieci punti rispetto all’ultimo referendum. Le politiche (da 73% a 64%), le europee (da 56% a 50%), le regionali (da 73% a 42%), le comunali (come tendenza nei 7904 municipi italiani) hanno avuto tutte direzione ostinata e contraria.
Giuseppe Del Signore


