Nel cuore dell’Archivio storico diocesano di Vigevano c’è una documentazione che sembra fatta apposta per raccontare quanto possa essere sorprendentemente moderna una figura vissuta nel Seicento.
FIGURA MODERNA È il Fondo Caramuel, l’archivio personale di Juan Caramuel Lobkowitz, vescovo di Vigevano dal 1673 al 1682. La stessa Diocesi lo indica tra i due fondi antichi di maggiore importanza conservati nell’archivio. Caramuel (di cui in questi giorni si ricorda la data della morte, 7 settembre 1682) non fu soltanto un uomo di Chiesa, ma matematico, filosofo, teologo, linguista, architetto, musicista e studioso praticamente di ogni campo del sapere. Una figura enciclopedica, inquieta, curiosissima, difficile da confinare dentro una sola disciplina. E proprio questa sua inesauribile curiosità sembra riaffiorare dalle carte che sono rimaste a Vigevano. Il Fondo conserva infatti manoscritti di Caramuel, alcuni dei quali rappresentano una testimonianza diretta del suo lavoro intellettuale.

IL PENSIERO Nei manoscritti non c’è soltanto il pensiero già confezionato dello studioso, ma anche il laboratorio del pensiero: correzioni, aggiunte, cancellature, interventi sul testo. Nel caso del “Solaria Horologia”, per esempio, è stato possibile distinguere la grafia autografa di Caramuel da quella di un copista. Le correzioni dell’autore modificano il testo, inseriscono o eliminano parti e mostrano concretamente il processo attraverso cui l’opera prende forma. Sono documenti che permettono dunque di avvicinarsi a Caramuel non come a una statua del passato, ma come a un uomo seduto davanti a un foglio, intento a scrivere, correggere, disegnare, ragionare. Ma forse il dettaglio più curioso, almeno per un lettore di oggi, è che Caramuel si occupò persino di orologeria e astronomia, ad esempio nel “Solaria Horologia” e nella “Epistola de horologiis”. E poi c’è la stampa. Caramuel era affascinato dai libri e dalla loro produzione materiale. A Vigevano arrivò a organizzare una propria attività tipografica e a dedicare all’argomento il “Syntagma de arte typographica”.
MENTE SCONFINATA Il Fondo Caramuel insomma non è soltanto una raccolta di antiche carte. È la traccia fisica di una mente seicentesca che sembrava non conoscere confini. Le sue carte parlano di filosofia e matematica, di teologia e astronomia, di orologi e linguaggi, di libri e stampa. E raccontano una Vigevano che nella seconda metà del Seicento fu il luogo in cui questo straordinario intellettuale continuò a interrogare il mondo. Non è un caso che il Fondo sia stato oggetto di studi specifici. Nel volume “Un’altra modernità: Juan Caramuel Lobkowitz (1606-1682): enciclopedia e probabilismo”, un intero contributo di Emilia Mangiarotti è dedicato proprio al Fondo Caramuel. E forse è proprio questa la cosa più bella da raccontare: a Vigevano non è rimasto soltanto il ricordo di Caramuel. È rimasto il suo tavolo di lavoro. O almeno qualcosa che gli assomiglia in modo significativo: le pagine sulle quali una mente instancabile ha lasciato domande, correzioni e un forte desiderio di voler capire tutto.
Davide Zardo


