I dati del Piano Nazionale Esiti 2024, pubblicati da Agenas il 9 dicembre, restituiscono un’immagine a due velocità della sanità lombarda. Da un lato, l’eccellenza ospedaliera certificata, con cinque strutture regionali che figurano tra le quindici migliori d’Italia per performance complessive, avendo raggiunto livelli “alti” o “molto alti” in tutte le aree valutate. Dall’altro, la necessità di rafforzare in modo strutturale la sanità territoriale, chiamata a sostenere una domanda di cure sempre più complessa.
TERRITORIALITÀ Il Pne analizza oltre mille ospedali italiani attraverso 218 indicatori clinici e organizzativi. Non si tratta di una semplice classifica, ma di uno strumento di governance che misura esiti dei trattamenti, volumi e complessità degli interventi, appropriatezza delle cure e tempestività delle risposte. Negli ultimi anni però il Pne ha progressivamente ampliato lo sguardo anche sull’integrazione tra ospedale e territorio, nodo cruciale per la sostenibilità del sistema. E in questo quadro si colloca il ruolo delle aziende socio-sanitarie territoriali. Per l’Asst di Pavia, l’azienda rivendica un rafforzamento dei servizi territoriali, pur in un contesto non privo di criticità. «Le Case della Comunità possono contare su personale infermieristico di famiglia e comunità adeguato rispetto agli standard del Dm 77 – fanno sapere – e anche le Centrali operative territoriali operano a pieno regime». Un assetto che punta a intercettare i bisogni prima che si traducano in accessi ospedalieri impropri. Sul piano delle competenze multidisciplinari, l’Asst di Pavia sottolinea che
in ciascun distretto è presente uno psicologo delle cure primarie, dipendente dell’azienda,
mentre è stato pubblicato un bando per rafforzarne ulteriormente la presenza. «In tutte le Case della Comunità – viene precisato – è inoltre presente la figura dell’assistente sociale», elemento chiave per la presa in carico dei pazienti fragili. Ma mancano i medici.
DOMICILIO Resta centrale il tema dell’assistenza domiciliare, indicata anche da Agenas come leva strategica per alleggerire la pressione sugli ospedali. «Il servizio di visita domiciliare da parte degli IFeC è attivo in tutte le Case della Comunità – spiegano dall’azienda – così come sono operativi i protocolli di dimissioni protette, nell’ottica dell’integrazione tra presidi ospedalieri e territorio». In questa direzione vanno anche i progetti presentati sull’attuazione della Dgr 4891, per «potenziare le visite domiciliari rivolte alla popolazione over 65», con la previsione di nuovo personale.
CARENZE Accanto a questi elementi, però, emergono anche le difficoltà strutturali del territorio. «Per la specialistica ambulatoriale – continuano – vengono pubblicati quattro bandi annuali, ma i professionisti risultano di difficile reperimento». Una carenza che incide direttamente sui tempi di risposta e sulla capacità di intercettare i bisogni prima dell’ospedalizzazione. Anche sul fronte delle Unità di continuità assistenziale il percorso è ancora in corso. «Due unità sono già operative, mentre le altre due entreranno in servizio all’inizio del 2026, al termine della procedura concorsuale». Questo perché resta aperta la partita dei medici di medicina generale. «Si stanno definendo le modalità di organizzazione delle attività presso le Case della Comunità, nella prospettiva della medicina di comunità», conclude l’azienda. Il quadro che ne emerge è dunque quello di una sanità lombarda forte sugli esiti clinici, ma chiamata a colmare il divario tra eccellenza ospedaliera e tenuta della rete territoriale.
Rossana Zorzato




