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Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a metà giugno, in una circolare ad hoc, non ha usato mezzi termini: «Stop ai cellulari in tutte le scuole», annunciando il divieto di utilizzo del telefono cellulare anche nelle scuole superiori, estendendo in questo modo una disposizione già in vigore per il primo ciclo di istruzione. La circolare, inviata a tutti i dirigenti scolastici, ribadisce la proibizione dell’uso dello smartphone durante lo svolgimento delle attività didattiche e, più in generale, durante l’orario scolastico.

DECISIONE Una decisione, definita “improrogabile” dal Ministero, che si basa su evidenze scientifiche che dimostrano gli effetti negativi di un uso eccessivo o scorretto dello smartphone sulla salute, il benessere degli adolescenti e le loro prestazioni scolastiche. Le istituzioni scolastiche dovranno dunque aggiornare i propri regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa, includendo il divieto di utilizzo dello smartphone durante l’orario scolastico, anche a fini didattici, e prevedendo sanzioni disciplinari per chi contravverrà. Spetterà all’autonomia scolastica individuare le misure organizzative per assicurare il rispetto del divieto.
ALCUNE ECCEZIONI Sono previste alcune eccezioni al divieto: l’uso del cellulare sarà sempre ammesso nei casi previsti dal Piano educativo individualizzato (Pei) o dal Piano didattico personalizzato (Pdp) come supporto per alunni con disabilità o con disturbi specifici di apprendimento, o per motivate necessità personali. Sarà dedicata particolare attenzione anche alle tematiche connesse alla diffusione dell’Intelligenza Artificiale, promuovendone un uso efficace nelle attività didattiche e nei processi di apprendimento.
I DIRIGENTI Stefania Pigorini, dell’istituto Omodeo commenta: «La circolare sul divieto dell’uso dei cellulari a scuola amplia una disposizione esistente dal 2007 con l’estensione del divieto anche nel caso di uso a fini didattici, prevedendo, tuttavia, alcune eccezioni. Il nostro regolamento di istituto ha già individuato le infrazioni e le conseguenti sanzioni in caso di uso illecito dei dispositivi. Si tratterà di recepire le ultime indicazioni ed esplicitare le estensioni previste dalla nota ministeriale – precisa la dirigente – È evidente a tutti che per gli adolescenti (ma anche che per gli adulti) il cellulare stia diventando una propaggine del proprio braccio e che spesso se ne abusi, anche inconsapevolmente. È fondamentale che i bambini e i ragazzi siano progressivamente educati e formati a un uso consapevole dei dispositivi e alla ricerca di un sano equilibrio tra il “tempo” online e quello offline. È corretto che la scuola sia in prima linea in questo percorso di formazione, ma necessita di piena collaborazione e sinergia con le famiglie e le altre agenzie educative perché le azioni siano efficaci.
Senza un adeguato percorso educativo e di acquisizione di consapevolezza, la mera repressione non credo possa essere risolutiva del problema.

Alberto Panzarasa, del liceo Cairoli, afferma invece che «la nota del Ministero rappresenta una ulteriore stretta sull’utilizzo del cellulare. La nota – aggiunge – è il risultato di una situazione che in effetti diventa a volte difficile da controllare coi ragazzi, che sono appunto distratti da questi strumenti e coi docenti che perdono tempo a richiamarli. Al liceo abbiamo già nel regolamento di istituto provvedimenti disciplinari per chi utilizza il cellulare durante le lezioni. Importante sottolineare che non deve venir meno la responsabilità della scuola di educare al digitale ovvero a un uso responsabile degli smartphone». Elda Frojo, dell’istituto Casale, esprime infine in proposito una certa perplessità: «Anche parlando con i miei professori, siamo rimasti un po’ perplessi, nel senso che per uso didattico noi li utilizziamo come cellulari, quindi anche lì fanno testi digitali, IA, eccetera. Sì, io sono d’accordo sul fatto che non debbano essere usati a sproposito a lezione, ma bisogna essenzialmente insegnare come fare uso di questi strumenti. Il divieto di per sé va bene in certi momenti, in altri no, quindi non lo so. Ovviamente ci adegueremo, la norma è la norma, ma che sia convinta che proprio sia la soluzione al problema, no».
Isabella Giardini

