Alunni stranieri, ovunque oltre il 30%

L’inizio del nuovo anno scolastico ha riacceso i riflettori sul ruolo della scuola pubblica, definita dal Presidente della Repubblica un presidio insostituibile di democrazia, uguaglianza e coesione sociale. Parole che richiamano il valore dell’inclusione di fronte a un dibattito politico tornato incandescente dopo le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni sull’opportunità di fissare un tetto massimo di studenti stranieri nelle classi. A misurare l’impatto reale di queste proposte è la fotografia scattata dai dati dell’Anagrafe nazionale studenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’anno scolastico 2024/2025 sul territorio di Vigevano. I numeri smentiscono l’idea di “isole felici” o la fondatezza delle “fughe” verso il privato: l’incidenza di alunni di origine non italiana è capillarmente diffusa in tutti gli istituti comprensivi cittadini, superando il 40% nell’Ic di Viale Libertà (43.86%) e nell’Ic di Piazza Vittorio Veneto (41.65%), attestandosi al 35.16% per Viale Valletta Fogliano e raggiungendo comunque il 26.26% all’IC di Via Anna Botto. Con tre istituti su quattro ben al di sopra della soglia del 30%, l’ipotesi di contenere le presenze o di attuare redistribuzioni forzate si scontra con i principi cardine del sistema scolastico: il diritto di scelta e il criterio della vicinanza territoriale rispetto alla residenza.

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PARLANO I DIRIGENTI Le posizioni dei dirigenti scolastici vigevanesi delineano un quadro in cui la realtà quotidiana e le norme esistenti prevalgono sugli annunci politici. Massimo Camola, dell’Ic Via Valletta Fogliano, che ci ha messo a disposizione i dati presentati sopra, invita a superare il «sentito dire sulla composizione etnica dei plessi» e le decisioni dettate da una «lettura di pancia». I dati ministeriali mostrano una presenza diffusa e capillare in tutta la città, rendendo insostenibile le ipotesi di “fuga” verso altri istituti, che pure ci sono. Con tre istituti comprensivi cittadini su quattro oltre la soglia del 30%, ogni tentativo di ridistribuzione forzata si scontra con la fattibilità. Pietro Chierichetti, dell’Ic Besozzi, sposta l’attenzione sulla normativa già in vigore (la circolare del 2010), e sulla reale preparazione degli studenti. Il limite del 30% va infatti interpretato alla luce delle reali abilità linguistiche.

Se ho un alunno di cittadinanza straniera ma nato in Italia e che ha frequentato le scuole italiane – dice Chierichetti – ha competenze pari a un compagno». La soglia del 30% è un mero «criterio organizzativo

di competenza dei consigli di istituto. Anna Miracca, delll’IC Piazza Vittorio Veneto, sottolinea: «Finché non c’è un decreto, sono chiacchiere elettorali». Giovanna Montagna, dell’IC Viale Libertà, precisa: «La diversità in aula è ricchezza ed educazione civica». Pur confermando la sensibilità delle famiglie vigevanesi sul tema, Montagna sottolinea come la gran parte degli alunni di origine straniera sia nata in Italia. La gestione della pluralità culturale avviene attraverso un’equa distribuzione tra le classi e il supporto di corsi di italiano e mediatori culturali. Il bilancio dell’esperienza quotidiana è positivo. Paola Guaschi, dell’Ic di Mortara, non nasconde le difficoltà. «Gli alunni stranieri arrivano da noi anche in corso di anno; questo è un trend iniziato nel precedente anno scolastico. La situazione è stata presentata agli uffici scolastici e a breve la ripresenteremo. Siamo al limite della saturazione».

Isabella Giardini

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