«Dal 2 giugno del 1946 ho votato sempre e voterò anche al referendum sulla giustizia e alle elezioni per il sindaco». Alla veneranda età di 104 anni Miranda Rossi realizza maglioncini di lana e conserva una mente lucida. È stata sua mamma a insegnarle a cucire e lei continua a farlo, per le infermiere che si prendono cura di lei, così come per gli amici. Miranda è arrivata alla casa di riposo Balduzzi di Vigevano 6 anni fa, tra maglioncini fatti in lana, letture di libri e giornali si tiene sempre aggiornata su ciò che accade.
MEMORIA IN DIALETTO «Ero l’ultima figlia di 5 avevo 4 sorelle e un fratello. Andavo bene a scuola, ho superato la seconda elementare con buoni voti ma non ho potuto proseguire con gli studi. A otto anni ho iniziato a lavorare, la mia famiglia aveva bisogno di me e così sono andata nei campi, a “sciasare” le bietole: le pulivo, le dividevo in modo che diventassero più grandi. Come secondo lavoro pulivo una bottega di alimentari. Erano gli anni ’30, c’era la dittatura fascista e sembra ieri quando dovevamo arrangiarci con quel poco che avevamo a disposizione». Miranda parla in dialetto veneto, è nata il 15 febbraio 1922 a Porto Tolle, un piccolo Comune della provincia di Rovigo. Aveva otto mesi quando il fascismo organizzò la marcia su Roma, 13 anni al tempo della guerra in Etiopia, ne aveva compiuti da poco 18 quando l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale, 21 al tempo dell’armistizio di Cassibile, 24 quando nasceva la Repubblica che quest’anno ne compie 80.
LA GUERRA Per Miranda ripercorrere la vita è come ripercorrere la storia, quando scoppia la guerra, la vive con «paura ma non ho rinunciato all’amore. A 20 anni mi sono sposata con Antonio e con lui ho avuto il mio primo figlio: Achille. Mio marito era un soldato, fortunatamente non gli è successo nulla e, a guerra finita, ho ricominciato a respirare un po’ di normalità». Il 1946 è l’anno in cui gli italiani si recano alle urne per decidere se mantenere la monarchia o passare alla repubblica. Ma è anche l’anno in cui il voto è esteso alle donne. Un diritto a cui Miranda non ha mai rinunciato: «Ho votato in ogni occasione e penso che voterò anche per il referendum sulla giustizia e per il sindaco a maggio». Nel frattempo si risposa e con la sua famiglia dal Veneto si trasferisce a Novara, dove gestisce «una trattoria».
FEDE Arriva a Vigevano quando era a tutti gli effetti la capitale della scarpa: «Era il 1970 quando mi sono trasferita qui. Ho lavorato in un locale vicino alla zona fiera, fino a quando non sono andata in pensione». Ora è alla Balduzzi: Roberto, l’ultimo dei suoi 4 figli, è l’unico a vivere a Vigevano e ad avere tempo e modo di farle visita. Lei parla con tutti, la mattina riceve la comunione perché «sono credente e domenica partecipo alla messa». La sua vita di donna centenaria in struttura va avanti, con una memoria che porta ancora con sé ogni giorno, ogni momento.
Edoardo Varese


