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Vacanza, tempo libero e ore vuote. Un tempo che parecchi fanno fatica a vivere così, semplicemente, per quello che è. Lo spiega la psicologa e psicoterapeuta Katia Cividini: «Recuperare la bellezza della noia è sempre più difficile – dice – anche gli adulti, anche i cinquantenni, così come le persone anziane faticano a staccare la spina e trascinano nel dover fare per forza qualcosa pure la famiglia con conseguenze che, alla fine, danneggiano tutti».

OZIO LEGITTIMO Invece, sottolinea la dottoressa, «occorrerebbe tornare a legittimare l’ozio, godersi il momento di noia, il dolce far niente». La dottoressa Cividini avverte che «anche il cervello ha bisogno di riposare. Stare costantemente a pensare al lavoro, agli impegni danneggia le strutture cerebrali che, ce lo dicono anche gli studi di neuroscienza, hanno bisogno di riposo, di fare una sosta. Occorrerebbe fare una pausa anche dalla dipendenza da cellulare.
Sarebbe ottimale mettere il cellulare in un’altra stanza, ma non è così semplice come sembra: il cellulare comunica con noi attraverso il suono delle notifiche, dei messaggi e molto altro, ci attira, ci incuriosisce.
TEMPO BRUCIATO È un effetto studiato. «Le neuroscienze ce ne parlano con il concetto di “dopamina cellulare”: che si riferisce proprio al rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore legato alla motivazione e al piacere, innescato proprio dall’uso dello smartphone e, in particolare, dalle notifiche e dall’interazione con i social media. Questo meccanismo può creare una dipendenza comportamentale simile a quella causata da alcune sostanze, poiché il cervello cerca costantemente la gratificazione immediata offerta dalle interazioni digitali». Anche per le ragioni sopra descritte l’invito a «sfruttare i mesi estivi per dedicarsi al riposo, a dormire otto ore anche perché, tra l’altro, è un bisogno fisiologico del cervello, dedicarsi al dolce far niente, a dare, a se stessi, un ritmo lento, più lento, permette a chi lo vive – conclude Cividini – indipendentemente dall’età del soggetto, di recuperare. Di farlo davvero».
Un vuoto tra noia e senso di colpa
Tempo libero ne abbiamo? In teoria, sì. In pratica, se c’è viene riempito con l’uso dei cellulari e affini. Il motivo lo spiega la psicologa Antonella Motta, secondo cui «il nostro tempo è caratterizzato da attività incessanti, dai ritmi incalzanti, non solo sul lavoro, ma anche quando ci occupiamo del tempo libero. Ce lo ripetiamo spesso: è importante ritagliarsi degli spazi per sé, che però non riusciamo a trovare, o al contrario diventiamo ossessivi nel dover rendere produttivi tutti i momenti della nostra esistenza». Allora «da una parte ricerchiamo spazi di respiro, dall’altra ci riempiamo di cose da fare e così soffochiamo di attività anche i nostri figli che non possono più scegliere di annoiarsi un po’».

FALSI MODELLI Ma, avverte la psicologa e psicoterapeuta «la noia è un’emozione necessaria per i bambini: permette loro di sviluppare creatività, flessibilità cognitiva, organizzazione, tolleranza dell’attesa. Quindi: ci vuole il giusto equilibrio tra le attività organizzate e quelle libere. Oggi si vive la noia come qualcosa di sbagliato. Diciamo o pensiamo: “il tempo è prezioso”, “chi ha tempo non aspetti tempo”. Così, oscilliamo tra spreco e necessità. Il punto è che la mancanza di tempo libero sta diventando sempre di più la caratteristica della nostra società. È ammirato, emulato, forse, chi lavora, chi è sempre connesso, raggiungibile». Sempre più cose avvengono online e questo dà l’impressione di risparmiare tempo, anche se in realtà in molti casi il tempo lo risparmiano le aziende, si pensi al passaggio di competenze tra quelli che un tempo erano gli operatori di sportello, sempre di meno, e i vari “home banking” e portali dove è il cittadino/utente a doversi districare.
SANTA NOIA E anche quando il tempo si risparmia davvero «di quel tempo che uso facciamo? Molti si ritrovano a fare scrolling sui social, passando da una pagina a un’altra senza mai fermarsi, mentre altri scelgono attività sportive senza mai prendere “fiato”, con un occhio alla performance e al record. Credo che si abbia molta paura della noia». Perché in un mondo futurista, in cui il movimento è tutto, la noia «presuppone lo stare fermi, a pensare un po’ anche a se stessi. Forse è la paura di sentire il vuoto. Potrebbe riempirsi di senso di colpa, se stiamo nella noia, non siamo produttivi e questo molti non lo tollerano. Se stiamo nella noia, potremmo fare i conti con le nostre fragilità, spesso solo immaginarie, non reali. Ma il vuoto, il respiro, piano, senza affanno della mente e del corpo che si stacca dall’imperativo “devi, corri”, serve, è un vero tesoro: non solo in vacanza».
Isabella Giardini


