Non li coinvolge particolarmente, ma ne influenza e ne influenzerà molto la vita. Questa è la guerra in Ucraina per la “generazione Z”, i nati a partire dal 1996, che L’Araldo ha intervistato in collaborazione con l’istituto Casale per capire
cosa pensano, come vivono, come si informano sul primo conflitto in Europa nell’arco della loro vita.
Il campione comprende oltre duecento giovani a fronte di una popolazione studentesca di circa ottocento, la maggior parte dei partecipanti all’indagine ha 18 anni o più (33.8%), 17 (22.2%) o 15 (17.4%), i 16enni sono il 16.9% del totale e i 14enni il 9.7%. Questo vuol dire che nessuno tra loro è nato prima del 2000, nessuno ha un ricordo diretto dell’11 settembre (2001) o della guerra in Iraq (2002): andavano alla scuola dell’infanzia quando è nato Facebook (2004), che non usano, e hanno fatto le elementari al tempo della crisi economica del 2008, per poi ritrovarsi alle superiori con l’esperienza della pandemia e ora a confrontarsi con i carri armati russi in marcia verso le città ucraine.
VICINO E LONTANO Un avvenimento che, a giudicare dalle risposte e senza alcuna pretesa di scientificità, li lascia tra il perplesso e lo smarrito, anche se lo ritengono meno grave del coronavirus. Per il 55.6% il conflitto li coinvolge poco o per nulla, mentre solo il 13.5% pensa il contrario, la situazione si inverte se invece si considera quanto credono che tocchi o toccherà le loro vite, tanto per il 49.7% e in maniera trascurabile per il 20.7%, anche perché per ora ritengono che sia distante: per il 45.4% non ha un impatto nel mondo reale che vivono ogni giorno (il 21.8% ritiene che sia molto alto), mentre sui social questa percentuale scende al 19.8% e quella di chi ritiene che sia pervasivo nella sua sfera comunicativa è il 46.4%.

BATTESIMO A conti fatti, secondo la “generazione Z” avrà un effetto più duraturo la pandemia (40.6%), mentre la guerra è messa al primo posto dal 26.1%, comunque più del cambiamento climatico (22.7%) o dell’inflazione (10.6%). Del resto se gli si chiede di pensare a quale altro grande evento sentono vicino il coronavirus è dominante e la seconda risposta è “nessuno”, residuali quanti citano il terrorismo (in particolare gli attacchi a Parigi), altri episodi bellici (Afghanistan e Iraq soprattutto). La stessa cosa si riscontra su quelli che ricordano direttamente, perlopiù nessuno, la pandemia, il terrorismo, la Libia. E c’è chi, caustico, precisa che
ce ne sono tanti, ci state consegnando un mondo che sta finendo
MULTI-MEDIA Ma stanno seguendo quanto avviene in Ucraina? Il campione raccolto da L’Araldo sì, il 25.1% si aggiorna più volte al giorno, il 28.5% una o due, il 45.4% ogni tanto e non cerca attivamente notizie, solo 2 intervistati si dicono del tutto disinteressati. Hanno avuto la prima notizia del conflitto dai social (49.8%), ma anche se li usano ampiamente per informarsi questi sono in competizione con i media, che godono pure di maggiore fiducia. Il 40.1% ha come fonte principale il telegiornale, cui si aggiunge il 14.5% che fa affidamento ai giornali (soprattutto edizioni digitali o app) contro un 29.5% che elegge Instagram, un 6.8% che sceglie Tik Tok e un 4.3% che opta per YouTube. Più spesso tutti questi canali sono compresenti, tanto che il 77.8% guarda i tg, il 72% Instagram, il 39.1% Tik Tok, il 38.2% la carta “stampata” (online), il 18.4% YouTube e l’8.7% Telegram.

TI CREDO Per il 59.9% la televisione è molto o abbastanza affidabile, la stampa arriva seconda con il 46.9%, Instagram terzo con il 27.1%, ma sono di più le persone che lo ritengono inaffidabile (36.7%), un valore che cresce considerando YouTube (46.4%), Tik Tok (59.9%), Telegram (67.1%), la stessa scarsa fiducia di cui godono i media russi. Per essere nativi digitali, al di là della retorica dell’essere sempre online, sembra essere più il telecomando che lo smartphone a comandare, forse anche perché la guerra e la pandemia hanno fatto nascere l’esigenza di mettere ordine nel disordine comunicativo e del mondo. Un’esigenza di mediazione per la società della disintermediazione?
Giuseppe Del Signore

