Giocavano e si allenavano dopo le lunghe giornate di lavoro in carcere. Scaricano la tensione sul terreno di gioco, a Piccolini. La loro squadra si è sciolta nel 2008, ma in alcuni di loro il ricordo di indossare gli scarpini e affrontare altre formazioni iscritte al Csi è ancora vivo. E, sebbene allo stato attuale sia una speranza lontana, il desiderio di costituire una nuova squadra amatoriale formata da agenti penitenziari è vivo.

LE ORIGINI DEL GRUPPO A ricordare i cambi di divisa, le partite disputate contro avversari ostici, e di come il calcio fosse uno strumento per liberarsi dalla tensione lavorativa è Michele De Nunzio, ora sindacalista della polizia penitenziaria e nel tempo libero direttore generale del Cilavegna Olimpic 95, ma fino a 17 anni fa è stato la guida del gruppo sportivo fiamme azzurre di Vigevano. È stato lui, durante i primi anni Duemila, a chiedere alla direzione della casa di reclusione di Vigevano l’autorizzazione per «formare una squadra di calcio. Volevamo avere un gruppo nostro, lavorare in un contesto come quello di un carcere non è certo cosa da poco, per questo avevamo bisogno di trovare un modo per liberare la mente. Io e molti miei ex colleghi eravamo grandi appassionati di questo sport, e abbiamo deciso di provarci. La direzione ha appoggiato in pieno la nostra idea, soprattutto perché tra nostri amici e parenti, quando giocavamo in carcere erano in molti a venire a guardarci, non a caso eravamo riusciti anche a trovare uno sponsor». Con il trascorrere degli anni, partecipando a tornei, il gruppo sportivo delle fiamme azzurre di Vigevano era riuscito ad allestire una squadra unita e affiatata sotto ogni punto di vista, un gruppo capace di giocarsela alla pari contro ogni avversario.
LA CHIUSURA Il trascorrere del tempo, a cui si aggiunge la carenza di personale penitenziario, non ha certo aiutato e alla fine, nel 2008 il gruppo si è dovuto sciogliere: «Inizialmente – prosegue De Nunzio – la squadra era formata da agenti penitenziari. Col passare degli anni, però, abbiamo prima incluso amici e parenti, quindi persone comunque vicine a noi. Per avere un numero sufficiente di elementi in squadra, abbiamo chiamato sempre più giocatori provenienti dall’esterno, e molti di loro non erano più fiamme azzurre. Ed ecco che alla fine abbiamo dovuto chiudere, non prima di aver disputato delle ultime amichevoli come ricordo degli anni trascorsi insieme». Il futuro è imprevedibile e impronosticabile. Se si dovesse presentare un’opportunità di rinascita del gruppo sportivo delle fiamme azzurre, De Nunzio sarebbe intenzionato a coglierla:
Certo – afferma in chiusura – visti i miei impegni, la mia disponibilità sarebbe molto limitata ma mi metterei a disposizione se qualcuno fosse intenzionato a formare una nuova squadra.
Edoardo Varese

