Corruzione e ricatti nei controlli dei cantieri edili anche in Lomellina. La Procura dalla repubblica di Pavia ha emesso l’avviso di conclusione indagini per l’operazione Clean 3. Riguarda otto persone: quattro carabinieri, un dirigente Ats Pavia, un imprenditore edile ex presidente Ance Pavia e altri due imprenditori che operano nel settore dell’edilizia.
INCHIESTA Il più conosciuto è senza dubbio Alberto Righini per anni presidente dell’Associazione costruttori edili. Al centro dell’inchiesta c’è un brigadiere dei carabinieri che era in servizio all’ispettorato del lavoro. Secondo l’accusa sarebbe stato al centro di richieste di denaro e di minacce di lunghe sospensione del lavoro nei cantieri. Gli imprenditori sarebbero stati costretti a promettere somme di denaro per vedersi ridotte le sanzioni amministrative o per evitare denunce. «Il comportamento del brigadiere dei carabinieri — si legge in un comunicato della procura della repubblica di Pavia — ha causato un danno rilevante agli imprenditori che non sono piegati ai ricatti. Sono stati vessati con sanzioni severissime e con lunghe sospensioni dei cantieri. L’ambiente degli imprenditori edili era caratterizzato da un clima di paura. Gli imprenditori “amici” venivano invece protetti in diversi modi. Il brigadiere si era spinto sino alla redazione di falsi modelli di pagamento che venivano trasmessi negli uffici della procura.
Questo determinava l’archiviazione dei procedimenti in assenza di qualsiasi reale pagamento da parte dei privati.
L’imprenditore edile avrebbe invece concesso vantaggi di diverso tipo (affitti di appartamenti e box a prezzi ridotti o gratuitamente) al carabiniere dell’ispettorato del lavoro ai suoi amici o parenti per conoscere in anticipo le date dei controlli.
Adriano Agatti

