1 novembre, Solennità di Tutti i Santi

Matteo, 5,1-12a. Un passo molto impegnativo e, in particolare, percepito come lontano dal nostro tempo e dai messaggi che lo attraversano e lo caratterizzano. In esso, accanto ai miti della forza e della ricerca del consenso a ogni costo, risuona fortemente il richiamo alla felicità immediata dell’individuo, come sua aspirazione somma, e tratto peculiare del progetto educativo che i genitori elaborano per i propri figli, come obiettivo che la pubblicità presenta costantemente e in maniera assoluta, da perseguire senza altro pensiero.

Reda Maria Furlano
Reda Maria Furlano

Quasi con un beffardo contrappasso aumentano, invece, in maniera esponenziale le forme di fragilità, di insoddisfazione, di inquietudine, di disagio… e la ricerca della felicità ha bisogno di sempre nuovi traguardi, nuovi orizzonti…. Il passo delle beatitudini provoca a una lettura diversa delle esperienze di cui l’esistenza umana è intessuta, al di là delle intenzioni e dei progetti del singolo… Dice che, per Gesù, la gioia più grande è quella di farci felici, e che la felicità si trova nel rapporto con il Padre, nella comunione con Lui, nella realizzazione del progetto di bene che ha elaborato per ciascuno di noi. Dice che il destino del credente è sperimentare la vera felicità nella consolazione, nella sazietà, nella misericordia, nell’eredità del regno… promesse a coloro che seguono il suo insegnamento. Ecco, allora, che le condizioni iniziali di sofferenza, di privazione, di rinuncia…(pianto, afflizione, persecuzione, la menzogna…), accolte, pur con la fatica che mette a dura prova tutta la nostra umanità, e non evitate, se sono attraversate coraggiosamente e responsabilmente grazie alla luce della fede, trovano in Gesù forza, accompagnamento, speranza… Un accompagnamento che sperimentiamo nei passaggi più impegnativi… Non solo. Ma costituiscono anche il punto di partenza per la strada da percorrere verso la realizzazione del progetto di Dio per la felicità umana, che si declina, innanzitutto, nella prima delle otto beatitudini. La “povertà di spirito” ne racchiude il significato complessivo e indica, non tanto una categoria economica o sociologica,

quanto una disposizione interiore che deve informare la quotidianità, configurandosi come richiamo a prendere coscienza dei propri limiti, delle proprie miserie interiori, della necessità di riscoprire l’importanza dell’umiltà, della totale dipendenza da Dio.

Quello che pare un messaggio incomprensibile alla luce della sensibilità odierna si apre, in effetti, per ogni beatitudine, con l’aggettivo “beati” e si chiude con la risposta alla condizione di partenza. Ne esce delineato, come fonte di pienezza per la vita del singolo e della collettività, l’ideale cristiano. Esso trova i suoi chiari ed esigenti riferimenti nella capacità di sopportare la prova senza disperarsi, nella mitezza, nel desiderio di giustizia, nello stile della misericordia, cioè del perdono e dell’aiuto, nella purezza di cuore, cioè nella rettitudine interiore, nell’impegno fattivo per la pace a partire dal proprio ambiente, nella testimonianza coraggiosa, e senza sconti, del Vangelo.

Reda Maria Furlano, Comunità cristiana di Mortara

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