Siccità e prezzi in caduta libera per il riso pavese

La siccità continua a stringere nella sua morsa le campagne pavesi e, proprio mentre le risaie affrontano una delle fasi più delicate della stagione, arriva un nuovo colpo per i produttori: il crollo delle quotazioni del risone. Una doppia emergenza che mette sotto pressione il comparto risicolo della provincia di Pavia, la prima d’Europa per superficie coltivata a riso con oltre 80 mila ettari.

SOS DA COLDIRETTI L’allarme arriva da Coldiretti Pavia, che invita le aziende agricole a monitorare attentamente le colture e a documentare fin da subito gli eventuali danni provocati dalla carenza d’acqua. «È fondamentale raccogliere prove fotografiche georeferenziate dei danni – sottolinea la presidente Silvia Garavaglia – perché potrebbero risultare decisive per l’accesso agli indennizzi previsti dal Fondo Mutualistico Nazionale AgriCat, qualora venissero riconosciute le condizioni di evento catastrofale».

PROSPETTIVE NERE Le prospettive non sono incoraggianti. Le temperature elevate e l’assenza di precipitazioni previste anche nei prossimi giorni rischiano infatti di aggravare ulteriormente lo stress idrico delle colture. Una situazione che potrebbe tradursi in pesanti perdite produttive, in alcune aree stimate oltre il 30%, proprio mentre si avvicina il raccolto. Come se non bastasse, il settore deve fare i conti con una crisi di mercato senza precedenti. Secondo Coldiretti, la campagna commerciale ha registrato un aumento del 20% delle importazioni di riso straniero, con oltre 190 milioni di chili arrivati in Italia, quattro confezioni su cinque provenienti dall’Asia. L’eccesso di offerta ha fatto precipitare di oltre il 50% i prezzi riconosciuti ai risicoltori italiani, comprimendo ulteriormente i margini di aziende già messe in difficoltà dall’aumento dei costi di produzione e dalla crisi climatica.

CHIESTO UN PIANO SPECIALE Per questo Coldiretti ha chiesto al Tavolo di filiera del Ministero un piano straordinario di interventi: un bando da 12 milioni di euro per destinare riso italiano alle famiglie in difficoltà, controlli più rigorosi sull’origine del prodotto anche attraverso tecnologie innovative, risorse dedicate ai contratti di filiera e un piano nazionale per gli invasi, ritenuto indispensabile per affrontare con maggiore efficacia le sempre più frequenti emergenze idriche. «La situazione è aggravata anche dalle politiche commerciali europee, che hanno favorito l’ingresso di prodotto ottenuto con regole molto diverse da quelle imposte ai nostri agricoltori», denuncia Silvia Garavaglia. A destare ulteriore preoccupazione è anche il possibile accordo di libero scambio tra Unione europea e Thailandia, che potrebbe incrementare ulteriormente le importazioni di riso asiatico.

A RISCHIO IL MADE IN LOMELLINA Tra cambiamenti climatici e concorrenza internazionale, la risicoltura pavese si trova così stretta in una tenaglia che rischia di compromettere una delle produzioni simbolo del territorio. Da un lato l’acqua che manca, dall’altro un mercato che non remunera il lavoro delle aziende agricole. Una combinazione che rende sempre più urgente l’adozione di misure strutturali per garantire futuro e competitività a un settore strategico per l’agricoltura italiana.

Ms

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