Viaggio in Paese / Pedalando per Villa Biscossi alla ricerca di storie nascoste

Ci sono certi paesi che si raggiungono in automobile e altri che vale la pena avvicinare lentamente, pedalando, lasciando che sia la strada a raccontarli.

IN BICI, LENTAMENTE Per arrivare a Villa Biscossi, da Mede, ho scelto la bicicletta. Il viaggio è breve, ma sufficiente per cambiare ritmo, lasciarsi alle spalle il traffico e immergersi in quella Lomellina dove il paesaggio sembra allargarsi fino a confondersi con l’orizzonte. Le risaie accompagnano il percorso, le cascine punteggiano la campagna e il silenzio, ogni tanto interrotto dal passaggio di un trattore, diventa quasi una compagnia. La meta è uno dei Comuni più piccoli della provincia di Pavia e d’Italia: appena 63 abitanti. Pochi numeri, ma tante storie. Arrivare a Villa Biscossi significa entrare in una comunità nella quale è difficile restare anonimi. Il sindaco Angelo Russo, al suo primo mandato dal 2024, conosce bene questa dimensione.

Qui ci conosciamo tutti, e se c’è un problema si cerca di risolverlo insieme, anche fermando il primo cittadino per strada.

Una frase che vale quasi come un manifesto amministrativo. Nei piccoli Comuni il municipio non è soltanto un edificio: è una presenza che si incontra al bar, lungo una via, davanti a casa. E il sindaco, prima ancora di essere un’istituzione, è una persona alla quale ci si può rivolgere direttamente.

Viganò e Russo

MUNICIPIO SEGRETO A conoscere ogni angolo della macchina comunale è anche Anna Rita Viganò, impiegata del municipio, una di quelle figure preziose che nei paesi piccoli custodiscono una memoria fatta di pratiche, nomi, vicende e consuetudini. Se c’è da ricostruire una storia, capire come si è arrivati a una decisione o trovare il filo di una questione amministrativa, lei sa dove cercare. In un Comune così minuscolo, la conoscenza del territorio non si esaurisce negli archivi: vive anche nelle persone che, giorno dopo giorno, raccolgono e tramandano i ricordi della comunità. Ma come si vive, oggi, a Villa Biscossi? La risposta del sindaco arriva con una battuta che restituisce meglio di tante descrizioni il carattere del paese. «È un posto tranquillissimo, alle sette di sera uno può anche girare in cortile in mutande e nessuno lo vede». L’immagine strappa un sorriso, ma racconta anche una verità: qui la riservatezza non è minacciata dalla folla, il traffico non detta i ritmi della giornata e la vita conserva una dimensione domestica che altrove sembra ormai scomparsa.

RACCONTO COLLETTIVO Riprendo la bicicletta per tornare verso Mede. La strada è la stessa dell’andata, ma i luoghi, dopo aver ascoltato le storie di chi li abita, hanno acquistato un significato diverso, e non sono più soltanto punti sulla carta, ma diventano frammenti di un racconto collettivo. Villa Biscossi non ha bisogno di fare rumore per farsi notare. Le basta ricordare che, anche nel più piccolo dei Comuni, una comunità esiste finché qualcuno si conosce, si ascolta e si ferma, magari per strada, a dare una mano. E pedalando via, nella quiete della campagna lomellina, viene da pensare che forse è proprio questa la sua ricchezza più grande.

Il parroco / Omelie che riempiono la chiesa

don Aldo Casone

Tutte le domeniche la chiesa è sempre piena di fedeli, provenienti anche da fuori paese per ascoltare le omelie di don Aldo Casone. Nato a Pieve di Velezzo, ordinato nel 1970, il sacerdote si è laureato in filosofia a Pavia nel 1977. Dopo essere stato coadiutore all’Addolorata di Vigevano, negli anni passati ha rivestito anche la carica di vicario foraneo di Mede. Don Aldo Casone è anche molto conosciuto come autore di pubblicazioni filosofiche tra cui i libri “Le regioni del cuore”, “Esistere oggi”, “La filosofia dell’uomo”. Quest’anno ha celebrato il 56° anniversario di sacerdozio: una porzione importante di vita, un lungo cammino trascorso accanto alle persone, alle famiglie e alle generazioni che si sono succedute. In un paese così piccolo, la parrocchia non è soltanto un luogo di culto: è anche un punto di riferimento umano, un pezzo di quella rete di relazioni che permette a una comunità di riconoscersi e continuare a esistere.

La cà di salam

I bei tempi andati, dalla birreria alla Casa del salame

La storica Ca’ di Salam, che per anni ha rappresentato un punto di riferimento, è chiusa ormai da qualche anno. I locali pubblici, nei piccoli centri, sono molto più che attività commerciali: sono luoghi in cui si incontrano le persone, si scambiano notizie, si commentano le giornate e si costruisce, spesso senza accorgersene, il senso di appartenenza a una comunità. Quando abbassano le serrande, il paese perde qualcosa che non sempre è facile sostituire. Angelo Russo, del resto, sa bene che cosa significhi mandare avanti un’attività in proprio.

Qui c’era la mia birreria, che avevo aperto nel 1985 e ho chiuso nel 2000 perché mi impegnava troppo. Per forza, ho iniziato a lavorare a 16 anni, ma allora era un’altra cosa.

Nelle sue parole c’è il ricordo di un’epoca diversa, ma anche quello di una vita trascorsa lavorando, tra responsabilità, cambiamenti e la necessità di trovare sempre un equilibrio tra gli impegni e il tempo per sé.

Un posto dove anche le pietre parlano

Per raggiungere il ristorante Ca’ Zanetti bisogna spingersi in fondo a via Roma: non ci si passa per caso, occorre proprio andarlo a cercare. È una di quelle scoperte che si fanno soltanto quando si ha il tempo di esplorare senza fretta, seguendo la curiosità più che le indicazioni stradali. Tra le attività del paese, la Fioricoltura Bovolenta, dove la campagna mostra un volto diverso, fatto di piante, colori e stagioni. Poi c’è la riseria Zampollo, che rimanda alla vocazione agricola della Lomellina, terra di riso e di lavoro. Tappe che raccontano un territorio senza bisogno di grandi insegne: qui la storia passa attraverso i luoghi, le attività e le persone che li tengono vivi. Nel centro del paese, dove spicca l’omonima villa del ‘700, si trovano anche il Postamat e la casetta dell’acqua, piccoli servizi che hanno un’importanza concreta nella vita di tutti i giorni.

chiesa parrocchiale Villa Biscossi

E poi c’è il cimitero, raccolto e suggestivo, con un piccolo pantheon che ospita le tombe dei marchesi Pallestrini. È un luogo che merita una sosta, perché anche le pietre, quando si sa ascoltarle, raccontano qualcosa del paese e delle persone che lo hanno abitato. Villa Biscossi conserva anche il ricordo di una stagione in cui il paese finì sotto i riflettori per una vicenda decisamente insolita. Circa quindici anni fa, il Comune divenne il primo della provincia di Pavia a dotare tutti i suoi abitanti di un telefonino. A regalare i cellulari fu Sony Ericsson, mentre Fiat donò al municipio una Stilo. Testimonianza di un periodo in cui anche un minuscolo Comune poteva diventare protagonista di una storia fuori dall’ordinario. Un’altra tradizione che non c’è più è la rimpatriata dei Biscossi provenienti da tutta Italia. Un appuntamento che riuniva persone legate al paese dal cognome, e che rappresentava un’occasione per ritrovarsi, raccontarsi e rinsaldare legami. La festa, però, si è interrotta quando sono venute meno le risorse economiche legate anche agli introiti delle multe rilevate dall’autovelox. E così, insieme alle disponibilità finanziarie, si è fermata anche una consuetudine che aveva il merito di riportare a casa, almeno per un giorno, chi nel frattempo aveva preso altre strade.

Davide Zardo

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