Speciale Natale / Dagli scarti nasce il presepe

Vecchi pezzi di legno, tronchi e rametti, bucce secche, gusci e noccioli di frutta. Materiali di scarto che nelle mani di Marco Destro rinascono a vita nuova sotto un’altra forma: lampade, pupazzetti, presepi.

LA MERAVIGLIA Marco vive a Mede e si reca spesso a Milano per vendere le sue creazioni ai mercatini sui Navigli. «La gente vede una lampada a forma di cavalluccio marino e quando spiego che è fatta con gusci di mandorle e nocciole, rimane a bocca aperta. Molti sono stranieri, e allora cerco di parlare in inglese per raccontargli come ho realizzato una statuina o un piccolo diorama. A quel punto i loro occhi si riempiono di meraviglia, e io sono già contento. Se poi acquistano il pezzo, ancora di più, perché so che qualcosa che ho fatto io, cioè una parte di me, sarà in India, un’altra in Australia, un’altra ancora in Inghilterra». Marco è alto e magro, con capelli folti e scuri, e una barbetta d’artista. Anche le mani sono quelle di un artista, lunghe e affusolate, abituate a lavorare oggetti di piccole dimensioni, anche microscopiche.

Lavoro nel settore dell’oreficeria – spiega – e questo mi ha aiutato a sviluppare una certa manualità. Ho iniziato questo hobby a 30 anni circa, poi mi sono appassionato al disegno e alla pittura, e grazie al mio amico d’infanzia Davide Robert Ross ho appreso alcune tecniche artistiche.

MATERIA DI SCARTO Legno, gusci di arachidi, bucce di arancia, sabbia, pezzetti di pigne, tutto diventa materiale per pupazzetti, statuine, lampade e diorami di ogni formato: rane, granchi, pesciolini, tartarughe, Babbo Natale con le renne, una capanna con la sacra famiglia che si può illuminare in due modi diversi. «Quello che sto imparando è che dietro ogni opera che realizzo, dietro ogni materiale di scarto che recupero, c’è una storia. E il mio pensiero la fa diventare realtà. A volte vedo un tronco, un ramo o una radice d’albero con una forma particolare, e la immagino già come un nuovo oggetto. In Val d’Aosta ho trovato una grossa fetta tagliata da un albero, e l’ho trasformata in una lampada. Usando cose che si buttano, ridiamo loro una seconda vita. Ho avuto la fortuna di avere i nonni che abitavano in campagna, con gli animali, e di vederli all’opera. Adesso l’abitudine di lavorare a mano si è persa, ma è una cosa bellissima perché uno ci mette la testa, le mani e anche il cuore. E quando do via qualcosa, è un pezzetto di me che se ne va in giro per il mondo».

Davide Zardo

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