Mantenere la concentrazione per cinque o sei ore di fila, sostenere interrogazioni o spiegare teoremi mentre il termometro in aula supera i 30 gradi. Non è un test di sopravvivenza, ma la quotidianità che ogni primavera e inizio autunno si consuma tra le mura scolastiche italiane. Una realtà vissuta da oltre sette milioni di studenti e più di un milione di lavoratori della scuola. Mentre nelle città si dibatte di emergenza climatica, al suonare della campanella l’adattamento sembra essersi fermato al secolo scorso: vetrate trasformate in serre, zero isolamento termico e condizionatori ridotti a merce rara.
I NUMERI DEL DISAGIO A scattare la fotografia della situazione sono i dati ufficiali dell’edilizia scolastica: anno 2020/2021, appena 1.593 edifici su 40.342 avevano un impianto di raffrescamento (3.95%); anno 2024/2025, si è saliti a 2.835 strutture su 39.351 (7.20%). Il dato reale è che oltre nove scuole su dieci (92.8%) restano del tutto sprovviste di climatizzazione. Non si tratta più di un fastidio stagionale da affrontare con un ventaglio, ma di un problema strutturale che incide direttamente sulla salute, sull’apprendimento e sulla sicurezza sul lavoro. Le elevate temperature nelle aule non possono più essere liquidate come un semplice disagio di passaggio, avverte il professor Romano Pesavento, presidente del CNDDU (Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani).
LA PROPOSTA Per uscire dalla logica dell’emergenza, il CNDDU ha inviato una proposta concreta al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: un piano nazionale da 1.5 miliardi di euro nel triennio (500 milioni all’anno). L’obiettivo non è distribuire a pioggia impianti a caso, ma creare un fondo certo con cui avviare subito i cantieri nei plessi più critici. Il piano punta a coniugare il freddo con la sostenibilità: coibentazione e cappotti termici per evitare dispersioni; schermature solari e infissi di nuova generazione; adeguamento della rete elettrica per sostenere i nuovi carichi. L’intervento statale avrebbe anche un valore sociale e perequativo: coprirebbe infatti le carenze dei Comuni e delle Province con minore disponibilità di bilancio, garantendo a tutti gli studenti italiani lo stesso diritto a studiare al fresco, a prescindere dalla Regione di appartenenza.
LA MAPPA DELLE PRIORITÀ Il piano prevede di integrare l’anagrafe dell’edilizia scolastica con i dati sull’esposizione solare e il microclima delle aule. In questo modo, gli interventi partiranno gradualmente, dando priorità agli edifici più caldi e a quelli dove le lezioni si protraggono nei mesi più caldi. La palla passa ora al Ministero: docenti e famiglie chiedono una pianificazione strutturale e risorse certe prima che arrivi la prossima ondata di calore.
Vigevano pensa ai nidi. Per Mortara e Provincia tutto ok

Con l’innalzamento delle temperature estive e le crescenti criticità legate all’ondata di calore che investe gli edifici scolastici, le amministrazioni comunali della Lomellina si trovano ad affrontare sfide cruciali per garantire l’adeguamento delle strutture d’infanzia e scolastiche. Tra interventi d’emergenza, progetti di climatizzazione imminenti e piani d’efficientamento energetico a lungo termine, i sindaci di Vigevano e Mortara tracciano il punto della situazione e le rispettive strategie operative per tutelare la salute dei bambini e la serenità delle famiglie.
VIGEVANO, NIDI URGENTI A Vigevano, l’attenzione dell’amministrazione si è concentrata in modo particolare sulle strutture per la prima infanzia, con decisioni operative orientate ad evitare pesanti ripercussioni sulla quotidianità dei genitori. «In merito alla domanda mi costringe a giocare d’anticipo su una comunicazione che vorrei fare uscire in modo più strutturato fra qualche settimana – precisa il sindaco di Vigevano, Paolo Previde Massara – Il tema della climatizzazione dei nidi è stato particolarmente sentito dalla giunta e dal sottoscritto quest’estate, al punto da trovarci a ragionare sulla responsabilità di eventuali malori e sul fatto di imitare amministrazioni che hanno deciso di chiudere gli asili alle 12 (per esempio a Livorno). Sapendo in quale difficoltà avremmo messo le famiglie, abbiamo preferito assumerci il rischio e ricorrere al più presto a soluzioni strutturali. Per questo tra pochissimo tempo verrà presentato il progetto di climatizzazione di due nidi. I lavori rientrano in una presentazione molto più ampia di emergenze strutturali che saranno risolte a breve».
MORTARA ASPETTA Dall’altro lato della Lomellina, la situazione nel Comune di Mortara presenta dinamiche differenti, orientate al monitoraggio dell’attuale condizione dei plessi e alla pianificazione delle risorse economiche disponibili. Il sindaco di Mortara, Fabio Farina, è intervenuto sulla questione delle temperature e dell’adeguamento delle strutture scolastiche cittadine, precisando che «non ci sono arrivate segnalazioni in merito a criticità termiche dei plessi». Farina, sottolineando che al momento non è stata formalizzata alcuna richiesta di emergenza da parte delle scuole locali, ha precisato invece che «per quanto riguarda l’efficientamento energetico parteciperemo al prossimo bando regionale che si aprirà nel 2027. Le risorse 2026 sono esaurite». Per la Provincia di Pavia
non c’è nessuna criticità alla ripresa. Ad ogni modo – fanno sapere da Piazza Italia – abbiamo una costante pianificazione dí efficientamento energetico, tale da prevedere una progressiva copertura, a partire da quelle nuove, cioè le aule con impianto di raffreddamento.
I dirigenti: «Una soluzione ancora lontana»
Se da un lato si solleva spesso il dibattito sulla possibilità di rinviare la prima campanella o anticipare il termine delle lezioni, dall’altro i dirigenti scolastici delle scuole medie (istituti comprensivi) e degli istituti superiori si trovano a dover gestire concretamente l’emergenza quotidiana tra i banchi.

A delineare la complessità della situazione nella scuola secondaria di primo grado è la dirigente Giovanna Montagna, alla guida dell’Istituto Comprensivo di viale Libertà a Vigevano. Intervistata sulla gestione delle aule surriscaldate e sulle proposte di rinvio del calendario scolastico, la dirigente esprime la reale difficoltà operativa che investe la scuola pubblica: «Il problema caldo in questo anno scolastico in particolare si è rilevato principalmente nelle scuole dell’infanzia che terminano le attività didattiche il 30 giugno – precisa la dirigente – A volte risultava difficile rimanere a scuola, soprattutto in orario pomeridiano. I nostri plessi della scuola dell’infanzia sono circondati da ampi spazi verdi, che consentono ai bambini di stare in classe con le finestre aperte e beneficiare di un minimo di frescura. Il pomeriggio tuttavia quest’anno risultava difficile. Anche le nostre scuole primarie hanno spazi verdi, come anche la scuola media Robecchi, ma le lezioni fortunatamente terminano l’8 giugno, quando le temperature sono ancora sopportabili. Il problema si pone per il personale docente, che è in servizio per tutto il mese di giugno, anche per via degli esami di Stato, e per il personale amministrativo e collaboratore scolastico in servizio a luglio e agosto. Per questo motivo, a spese dell’istituto, abbiamo climatizzato i locali della segreteria e qualche locale dove si svolgono gli orali. Climatizzare interi istituti scolastici potrebbe essere troppo oneroso; sarebbe sufficiente climatizzare alcuni spazi per realizzare attività progettuali estive, ad esempio laboratori, sale riunioni, aule polifunzionali. Per il futuro, la costruzione di edifici coibentati, dotati di pannelli solari e ampi spazi verdi potrebbero essere d’aiuto, se questa tendenza continuasse». Di analogo tenore è la reazione dei dirigenti delle scuole superiori, chiamati a gestire complessi scolastici di grandi dimensioni con popolazioni studentesche numerose.
Sulla questione, Stefania Pigorini, dirigente dell’istituto Omodeo di Mortara, sottolinea l’inadeguatezza delle dotazioni attuali a fronte dell’ondata di calore. «Il problema del microclima – sottolinea – necessita di interventi dall’alto. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, la Regione, la Provincia e il comune dovrebbero unirsi. Si tratta di un discorso strutturale molto ampio. Di certo non è possibile pensare ad una soluzione nell’immediato. Tuttavia penso che non è sufficiente pensare che mettendo i condizionatori si possa risolvere tutto: in quale stato versano i serramenti? La Provincia è perennemente informata dello stato dell’immobile ma l’analisi termica deve essere effettuata dal proprietario del medesimo. Detto questo credo che non si possa pensare a una risoluzione nell’immediato».
a cura di Massimo Sala, Edoardo Varese, Isabella Giardini


