Vigevano, la Lega “islamica” scalda il voto

A Vigevano scoppia una polemica politica che mette in evidenza una tensione dentro la Lega. Al centro del dibattito, la candidatura nella lista del partito di due esponenti della comunità islamica locale: Hussein Ibrahim e Hagar Haggag.

BOCCIATURA DI SALVINI La decisione è nata a livello territoriale, «senza il coinvolgimento della segreteria regionale o federale». Ma lo statuto, all’articolo 3 ⁠precisa che «le cariche elettive relative al candidato sindaco e alla lista collegata, riferita a città capoluogo di provincia e al candidato presidente di provincia e la lista dei candidati consiglieri provinciali, vengono proposte dalla sezione provinciale competente, e approvate dalla relativa articolazione territoriale regionale». La scelta ha provocato la reazione dei vertici del partito. Il leader Matteo Salvini ha preso le distanze, criticando in particolare le modalità della campagna elettorale, dopo la diffusione di materiale in lingua araba con riferimenti religiosi.

I due rappresentanti della comunità islamica a Vigevano – scrive il “capitano” in un post sui social – non rappresentano la Lega. Non puoi fare un volantino in arabo inneggiando ad Allah o fare un volantino col velo. Chi li ha candidati ha sbagliato.

LA PRIMA BOCCIATURA Più istituzionale ma altrettanto chiara la posizione di Andrea Monti, coordinatore regionale degli amministratori locali leghisti della Lombardia, che ha definito la candidatura una decisione prettamente locale e in antitesi con la linea del movimento. «La decisione della sezione di Vigevano di candidare per le prossime elezioni amministrative nella lista della Lega due esponenti della comunità islamica – scrive Monti in una nota – è una scelta prettamente locale. La nostra posizione sul tema dell’islam politico è chiara e la scelta territoriale rimane in antitesi rispetto ai nostri valori e alla linea del nostro movimento, pertanto ne prendiamo le distanze. La Lega è sempre stata e sarà sempre un movimento politico aperto ma il requisito fondamentale è il rispetto dei valori del nostro ordinamento, delle leggi e regole di questo Paese, delle nostre tradizioni e cultura. Per noi queste sono condizioni non negoziabili». Il punto sollevato dai vertici leghisti non riguarda tanto l’origine o la religione dei candidati, quanto il tema dell’identità politica del partito e dei suoi valori dichiarati: rispetto delle leggi, delle tradizioni e separazione tra sfera religiosa e pubblica.

INTEGRAZIONE FALLITA? Dal canto suo, Hussein Ibrahim ha rivendicato la candidatura come esempio di integrazione riuscita: lavoro stabile, famiglia cresciuta in Italia e impegno sociale. Una narrazione che punta a ribaltare la polemica, presentando la partecipazione politica come naturale evoluzione di un percorso di inserimento nella comunità locale. La candidatura di Hagar Haggag, studentessa universitaria, si inserisce nello stesso solco, anche se è soprattutto il caso Ibrahim, per via della comunicazione elettorale, ad aver acceso lo scontro.

SCONTRO CULTURALE La vicenda ha rapidamente superato i confini della Lega, diventando terreno di confronto politico più ampio. Luca Sforzini, uomo molto vicino al generale Vannacci e al suo movimento “Futuro nazionale”, ha interpretato il caso come un segnale d un problema più profondo: «Il rischio di una politica basata sull’appartenenza religiosa anziché sulla cittadinanza. Secondo questa lettura, una campagna elettorale che richiama esplicitamente simboli o linguaggi religiosi trasformerebbe il voto da scelta individuale a espressione di blocchi comunitari. È una critica che tocca un nodo sensibile: il confine tra integrazione e comunitarismo. Da un lato, l’apertura alla partecipazione politica di cittadini di diversa origine; dall’altro, il timore che identità religiose organizzate possano diventare soggetti politici autonomi».

TRA VECCHIO E NUOVO Il “caso Vigevano” mette in luce anche una contraddizione interna al partito. All’interno della Lega non mancano le critiche alla scelta fatta, anche se per questione di opportunità elettorale le bocche rimangono rigorosamente cucite. C’è però chi anticipa una resa dei conti dopo il voto, con “bacchettate” allegate. A livello locale, la candidatura è stata letta come tentativo di dialogo con una parte della cittadinanza; a livello centrale, come una deviazione dai principi del partito.

OLTRE VIGEVANO La vicenda non sembra destinata a esaurirsi rapidamente. Pare che la “calata” del generale Vannacci nella “casa di villeggiatura” degli Sforza e dei Visconti, prevista per domenica 17 maggio in piazza Ducale all’ora dell’aperitivo, sia motivata anche dalla volontà di rimestare in quello che molti definiscono un autogol politico-culturale. Il dibattito è destinato a proseguire. In gioco non c’è solo una lista elettorale, ma una domanda più ampia: come conciliare pluralismo e identità in una democrazia contemporanea?

Massimo Sala

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