L’appalto per la viabilità di raccordo del nuovo ponte sul Ticino, assegnato poche settimane fa dopo mesi d’attesa, rischia di saltare a causa di un ricorso. Con i lavori che slitterebbero a chissà quando, rendendo l’infrastruttura ancora di fatto inutilizzabile. Una “cattedrale nel deserto”, beffardamente situata sopra le acque del Fiume Azzurro.
VOCI È questa la clamorosa indiscrezione che trapela dalle stanze pavesi: una delle sei aziende partecipanti al bando per la costruzione delle strade di collegamento al viadotto (attualmente terminato, ma senza alcun raccordo con la viabilità ordinaria) e non scelte vorrebbe presentare ricorso per presunte irregolarità legate all’assegnazione. Un eventuale ricorso bloccherebbe l’avvio dei lavori, il cui inizio è previsto per l’estate. Dalla Provincia di Pavia, comunque, al momento non risultano conferme su eventuali ricorsi presentati da ditte in merito alla gara di appalto. Tra i beninformati non si esclude però che possano arrivare: anche a livello nazionale può succedere che delle imprese presentino ricorsi qualora ritengono di aver subito danni o di aver riscontrato delle irregolarità durante l’iter, in quanto in ballo ci sono somme importanti.
Ma in merito al ponte sul Ticino – dichiarano fonti da Piazza Italia – al momento no.
RITARDI Non sarebbe comunque il primo ritardo di un’opera che ha avuto un iter già lunghissimo: dopo aver atteso 13 anni per vedere la chiusura del cantiere del ponte (collaudato nel novembre 2023 terminato ufficialmente nei primi mesi dello scorso anno), il bando per la viabilità di raccordo è stato presentato nel settembre 2024 (avrebbe dovuto essere a giugno), con l’assegnazione prevista per novembre, ma decretata soltanto a inizio marzo 2025. Forse proprio per rendere più complicati eventuali ricorsi. «Per le tempistiche dei lavori – dicono comunque dalla Provincia – entro la fine della stagione estiva il cantiere per la viabilità di raccordo potrà partire»: ovviamente, se non ci saranno ulteriori colpi di scena.
Af, Ev

