Un excursus su come sia cambiata la condizione degli Ebrei durante il corso del ventennio fascista in Italia.
E’ questo l’argomento di cui hanno discusso le professoresse Caterina Cotta Ramusino, e Laura Pasquino, docenti di storia e filosofia del Liceo Benedetto Cairoli, all’Auditorium San Dionigi lo scorso venerdì, in occasione della Giornata della Memoria. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Culturale elle Genti Lucane.
L’INIZIO L’odio razziale antisemita non venne a formarsi con l’instaurazione del regime fascista. Anzi ci furono ebrei iscritti al Partito Fascista di origine ebraica. E’ il caso di Renzo Ravenna, avvocato e politico nato a Ferrara che nel 1926 venne nominato Podestà della sua città nativa, contribuendo a portare avanti un’importante attività di rigenerazione urbana della stessa Ferrara. Quando le cose iniziarono a cambiare? La questione razziale cominciò ad assumere una rilevanza politica con la guerra d’Etiopia del 1935. Nel 1938, a seguito del rafforzamento dell’alleanza con la Germania Nazionalsocialista, ecco che anche in Italia vennero approvate, esattamente il 10 novembre, le leggi razziali. Il governo fascista aveva ormai deciso di introdurre una legislazione strettamente antiebraica. Ecco allora che vennero approvate una serie di strutture. L’atto più importante fu la trasformazione dell’Ufficio centrale demografico in Direzione generale per la demografia e la razza, la ripartizione del ministero dell’Interno cui era delegato lo studio e la messa in atto dei provvedimenti.

LEGGI RAZZIALI Stabilire chi fosse ebreo fu il primo passo indispensabile per mettere in atto discriminazioni e razzie di beni. Dal 1938 in poi, i dati anagrafici dei censiti, raccolti su schede individuali, furono costantemente aggiornati Venivano infatti registrati puntualmente nascite, morti, trasferimenti, matrimoni, variazioni di domicilio e patrimoniali. La definizione di razza ebraica venne imperniata sul razzismo biologico, presentato anche in Italia come un’inconfutabile verità scientifica. Il discente di 4 nonni classificati di razza ebraica, veniva anch’egli considerato ebreo a tutti gli effetti, con tutte le tragiche conseguenze del caso. Le Comunità ebraiche si impegnarono prima di tutto per organizzare scuole e percorsi di studio per i ragazzi ebrei.
A seguito della caduta del fascismo, il governo Badoglio non revocò le leggi antiebraiche anzi, si aprì da quel momento il periodo più buio per gli ebrei. Il 30 novembre 1943 un ordine di polizia decretò che gli ebrei dovevano essere arrestati. Dopo un periodo di detenzione in carcere erano trasferiti nei campi di transito, e di là deportati nei campi di concentramento nazisti. Si verificarono arresti anche nella Provincia di Pavia. E’ il caso di Markus Fraenkel, arrestato a Vigevano per poi essere deportato ad Auschwitz. Il 22 giugno 1946 l’amnistia Togliatti cancellava nei fatti tutti i reati politici compiuti durante la guerra, compresi quelli dei collaborazionisti.
Edoardo Varese

