A Mortara i cittadini provenienti dall’Africa sono i più numerosi tra gli stranieri. Questi i numeri: Marocco 291, Egitto 182, Costa d’Avorio 102, Nigeria 101, Senegal 60, Guinea 22, Mali 21, Ghana 18, Gambia 17, Togo 10, Benin 10, Kenya 8, Burkina Faso 7, Guinea Bissau 3, Somalia 3, Repubblica centroafricana 2, Niger 2, Zambia 1, Tanzania 1, Madagascar 1, Capo Verde 1.
Cifre importanti, che devono fare però i conti col fatto che in città non esiste una vera e propria comunità a cui i cittadini di origine africana possano fare riferimento. Eppure le loro storie sono tante, tutte interessanti e particolari: come quella di Angelo Sahi, perfettamente inserito da undici anni a Mortara.
INSEGUENDO UN PALLONE Angelo ha 29 anni e viene dalla Costa d’Avorio. «Ho lasciato il mio Paese per andare a lavorare come calciatore in Tunisia, in una squadra giovanile, poi il mio procuratore mi ha portato in Libia. Lì nel 2011 è scoppiata la guerra civile, e per sfuggire alle bombe l’unica soluzione era venire in Italia. Sono arrivato prima a Pavia poi a Palestro, infine a Mortara, dove sono stato accolto per un anno e mezzo dalla cooperativa Faber». La cooperativa, presieduta da Fabio Garavaglia, è stata fondata nel 2010 e gestisce cinque centri d’accoglienza in Lomellina e due a Monticelli Pavese, soprattutto per migranti provenienti dall’Africa subsahariana.

INTEGRAZIONE «Quando ho lasciato la comunità Faber ho lavorato in una piscina a Vigevano, ma siamo rimasti in contatto. Poi Fabio mi ha chiamato e mi ha proposto di lavorare nel centro d’accoglienza a Mortara. Ho imparato l’italiano sul lavoro, senza fare dei corsi, e in questo mi ha aiutato un amico della Protezione civile di Pavia, Andrea Salvini. A Mortara mi trovo bene, sono inserito nella vita sociale e non ho problemi con nessuno. Lavoro e gioco ancora a calcio, ho fatto anche dei tornei a Parona nella squadra della pizzeria Roma, e ne ho vinto qualcuno».
NOMEN OMEN Al momento di partire Sahi si è lasciato alle spalle «un contesto complicato, adesso è tutto tranquillo. A casa ho ancora i miei genitori e cinque sorelle». Da Mortara non si aspetta qualcosa in particolare né per sé né per i cittadini provenienti dall’Africa: «Quando arrivi in un paese straniero devi seguirne le regole. Oltretutto a Mortara non esiste una comunità africana costituita come punto di riferimento». Colpisce infine il nome italiano, Angelo. Lui sorride e spiega come «me l’hanno fatto notare in tanti, così ho chiesto a mia madre, e mi ha detto che in Costa d’Avorio guardava sempre in tv il cantante Angelo Branduardi. Lei non capiva una parola, ma le piaceva come cantava. Così mi ha chiamato come lui».
Davide Zardo

