Il 15.9% di chi vive a Vigevano è di origine straniera.
Un residente ducale su sei non è nato in Italia o non ha la cittadinanza italiana, una quota che sale a più di uno su quattro se si considerano i minorenni e chi ha tra 18 e 42 anni.
La piramide demografica si regge in buona parte grazie all’apporto dei non italiani, che hanno spinto la crescita demografica della città soprattutto negli anni Duemila, la quale non incidentalmente sembra essersi esaurita nell’ultimo lustro – complice anche la pandemia – in concomitanza con un calo della presenza di stranieri LINK. L’Araldo ha deciso di dedicare un approfondimento alla conoscenza delle principali comunità straniere che risiedono a Vigevano e in Lomellina, per capire come vivono il loro territorio e valorizzarne una presenza che passa sotto traccia nel dibattito pubblico, permettendo di coglierne le peculiarità, a partire dalle confessioni: cattolici, copti, ortodossi, musulmani che da anni si dedicano al dialogo interreligioso, tema caro alla Diocesi di Vigevano e al vescovo, mons. Maurizio Gervasoni, che lo ha promosso in più occasioni.
CONTESTO Negli ultimi tre anni questa in due occasioni ha registrato una contrazione, nel 2020 (-4%) e nel 2022 (-0.8%), per trovarne un’altra occorre recedere fino al 2015 (-1.3%), per il resto dagli anni ’90 del ventesimo secolo è sempre stata in crescendo. In Lomellina la situazione è diversa, se Mortara ha una percentuale simile (16.9%), mano a mano che diminuisce la dimensione dei centri urbani cala anche la quota “estera”, cosicché ad esempio a Gambolò è al 4.8% e a Garlasco al 7.1%, anche se si possono registrare delle eccezioni, ad esempio se una certa comunità si stabilisce in forze in un piccolo comune per ragioni di lavoro, in seguito al primo insediamento di connazionali o all’attivazione di strutture di accoglienza. Questi valori fanno riferimento alla sola componente regolare, censita dalle anagrafi, e non degli irregolari, che la fondazione Ismu stima al 2.5% del totale degli stranieri residenti in Italia.
COMUNITÀ Vigevano vorrebbe dire aggiungere circa 250 persone alle 10015 che risultavano a fine 2022. La prima comunità per rappresentanza si conferma per distacco quella egiziana, con 2136 membri in prevalenza uomini, che però sta andando incontro a un ridimensionamento, -0.3% nell’ultimo anno e -3.7% nell’ultimo decennio, una condizione che riguarda ben nove tra le prime dieci nazionalità nel confronto 2022-2021 e ben sei in quello 2022-2012. Così dalla Romania provengono 1240 residenti (-3.4% e -5.8%), soprattutto donne, dall’Albania 824 (-10.7% e addirittura -20.1%, un quinto in meno anche grazie al conseguimento della cittadinanza da parte di molti appartenenti a questo gruppo), con un rapporto bilanciato uomini-donne, dal Marocco 606 (-9.6% e -17.8%), dal Perù 507 (-1.2% e +25.2%, uno dei paesi d’origine che ha avuto l’incremento maggiore), dalla Cina 466 (-6.8% e +7.9%), dalle Filippine 443 (-2% e +43.8%), perlopiù donne, dall’Ecuador 382 (-12.6% e -30.3%, la frenata maggiore), dalla Tunisia 375 (-9.6% e -2.6%), dall’Ucraina 332 (-2.9% e +13.7%), per la quasi totalità donne. Rispetto agli ucraini stupisce che, nonostante i milioni di migranti causati dalla guerra, Vigevano non sia risultata attrattiva e anzi abbia visto una diminuzione degli iscritti all’ufficio demografico.
ALTRE Tra i gruppi di minori dimensioni prosegue la crescita di chi proviene da El Salvador e Sri Lanka; nel primo caso sono 191 i censiti, +13% in dodici mesi e +218.3% rispetto a dieci anni fa, nel secondo 143 con +10.9% e +64.4%. Si trovano poi 329 residenti il cui status è “in definizione” (erano 299 nel 2021), mentre si assiste a un ridimensionamento di presenze storiche quali quella ivoriana (-46.1% dal 2012), brasiliana (-16.9%), turca (-28.6%), polacca (-19.5%), algerina (-59.6%), siriana (-87%). Nello stesso periodo sono in ascesa le comunità bengalese (+14.1%), senegalese (+175.5%), nigeriana (+256.3%), camerunense (+163%), russa (+34.5%), spagnola (+53.8%), indiana (+50%), colombiana (+40%), pachistana (+66.7%). In questa nuova fase migratoria la città ducale sembra essere meno appetibile per gli arabofoni e più per l’Africa subsahariana e l’America meridionale.
LINGUE Nonostante questo la prima lingua straniera di Vigevano resta saldamente l’arabo, con almeno il 31.6% dei parlanti, anche se si tratta di una cifra che forse sarebbe opportuno rivedere al ribasso: tra le seconde e le terze generazioni non tutti parlano la lingua dei genitori o dei nonni, pochi coloro che sanno scrivere in questo idioma. Al secondo posto la contesa è tra lo spagnolo, almeno al 12.6%, e il romeno, intorno al 12.4%, fuori dal podio albanese (8.2%), russo (5.6%), cinese (4.7%), tagalog (4.4%), la lingua principale delle Filippine. Insieme coprono circa 8 parlanti su 10 tra gli stranieri vigevanesi, il resto sono soprattutto lingua africane.
Giuseppe Del Signore

