Sicurezza Stradale / Incidenti, a Vigevano nel 2022 aumento doppio rispetto all’Italia

La fine della pandemia ha portato a un aumento degli incidenti stradali in Italia così come a Vigevano e in Lomellina, anche se la tendenza è a una diminuzione tanto dei sinistri quanto dei feriti delle vittime.

Nella città ducale nel 2022 sono stati registrati 460 incidenti stradali contro i 301 del 2021 (+52.8%),

in Italia i dati Istat-Aci sono relativi al primo semestre del 2022 e segnalano un +24.7%, se si considerano le sole strade urbane l’incremento è stato del 28%. La risalita era prevista ed è collegata alla ripresa di una mobilità normale dopo i lockdown, ma a Vigevano è stata quasi il doppio di quella nazionale, un dato a partire al quale impostare una riflessione sulla sicurezza stradale e anche sulla definizione delle priorità operative della Polizia Locale, che invece nel 2022 non ha diffuso il consueto dossier sull’attività svolta nel corso dell’anno, ragione per cui se nel 2021 è possibile verificare che su 301 incidenti 4 sono stati mortali, 121 hanno provocato lesioni, 180 soli danni, non è possibile fare la stessa analisi per il periodo più recente.

TENDENZA A livello nazionale è bene precisare che il trend nel lungo termine è a una riduzione tanto dei sinistri quanto delle vittime. Aci stessa ricorda come «cinquant’anni fa (1972) i morti sulle strade erano più di 11mila (11078), vent’anni fa (2012) 3653, oggi (2021) 2875».

Il che significa che, rispetto al 2012, le vittime degli incidenti stradali sono diminuite del 21.3% e addirittura del 74.1% rispetto al 1972

Questo nonostante si sia passati da quasi 12 a più di 53 milioni di veicoli circolanti. In Italia il tasso di mortalità è di 4.9 morti ogni 100mila abitanti (-29% tra 2010 e 2021), il tasso di lesività di 346 feriti ogni 100mila abitanti (-33%), e la Lombardia da questo punto di vista si dimostra virtuosa, il primo indice è 3.6 (-69.7% nel decennio) e il secondo 337.6 (-59.9%), a isolare ulteriormente il dato vigevanese e pavese. La variazione positiva italiana è confermata anche nel 2022 in confronto al 2019, anno pre-covid, con -2.6% di incidenti (su questi l’Italia è in linea con l’Ue), -6.8% di feriti e -5.5% di morti, ma il ritmo al momento non è sufficiente per raggiungere i traguardi europei sulla sicurezza stradale per il decennio 2021-2030 e recepiti dall’Italia nel “Piano nazionale di sicurezza stradale 2030”, nel quale

si pone come obiettivo generale dimezzare il numero di vittime della strada e il numero di feriti gravi

I dati di riferimento sono quelli del 2019 (3173 decessi e 17600 lesioni), il che vuol dire scendere sotto 1586 vittime e 8800 feriti gravi entro il 2030, per poi «raggiungere entro il 2050 un azzeramento totale del numero dei morti su strada».

CATEGORIE A rendere un simile obiettivo prioritario è anche il fatto che a essere più esposti alla letalità dei sinistri sono i più giovani: nel 2021 nella fascia 15-19 anni si sono avute 146 vittime e 18141 feriti, in quella 20-24 219 e 23982, in quella 25-29 201 e 19950; se è vero che ce ne sono altre in cui si registrano dati più alti per i decessi – tra cui 50-54 con 222 e 55-50 con 221 – il ministero dell’Interno ricorda che

gli incidenti stradali sono in Italia la prima causa di morte per i giovani tra i 15 e i 24 anni

Sono anche quelli che, proprio per ragioni d’età, spesso si spostano con mezzi che li inseriscono nella categoria degli “utenti vulnerabili” ovvero quanti si muovono in bici (in Lombardia nel 2021 37 morti di cui 26 in ambito urbano e 8 in provincia di Pavia, il 21.6%, quota molto elevata), su monopattino elettrico, ciclomotore o motociclo (105 e 55), a piedi (58 e 43). «La riduzione della mortalità dei motociclisti e dei ciclisti – scrive il rapporto Istat-Aci – è inferiore rispetto al totale nazionale tra il 2001 e il 2021 (rispettivamente -18% e -37.4%). Anche i pedoni presentano una diminuzione al di sotto del dato totale (-54.4%)». Il che rende questi gruppi ancora esposti alle conseguenze degli incidenti, che in Italia nel 13.4% dei casi sono dovuti a guida distratta o andamento indeciso, nel 17.1% al mancato rispetto della precedenza o del semaforo, nell’8.5% alla velocità troppo elevata, nell’8.2% a manovra irregolare, nel 5.7% all’assenza della distanza di sicurezza, mentre nel 19.8% la circostanza è imprecisata. A essere più pericolose le strade urbane, che nel 2021 hanno registrato il 73.1% di tutti gli episodi, mentre sulle autostrade ci si ferma al 5% e sulle extraurbane si è al 21.9%, anche se queste ultime vedono un peso maggiore di vittime (47.5%) rispetto alle prime (44%): «L’indice di mortalità continua a essere più elevato sulle strade extraurbane, dove si verificano 4.1 decessi ogni 100 incidenti, si attesta a 3.2 sulle autostrade mentre è pari a 1.1 sulle strade urbane».

SICUREZZA La disponibilità di tanti dati, con una classificazione puntuale, consente al Pnss di individuare con chiarezza da un lato le categorie a rischio e dall’altro gli interventi da mettere in campo, a partire dall’approccio “Safe System”, il quale «ribalta la visione fatalistica secondo cui gli incidenti stradali sono il prezzo da pagare per garantire la mobilità» attraverso 5 pilastri – gestione della sicurezza stradale, maggiore sicurezza di strade e mobilità, dei veicoli, degli utenti, gestione della fase post-incidente – e 4 principi guida – i guidatori sbagliano, anzi «il principale fattore di rischio nell’incidentalità è il fattore umano», il corpo umano ha una capacità fisica limitata nel resistere agli impatti, esiste una responsabilità condivisa tra chi progetta, costruisce, gestisce e usa la rete viaria, tutte le parti del sistema devono essere rafforzate – a cui fa da cornice l’assunto che

la sicurezza stradale deve essere considerata una scienza

Per questo motivo sono cinque «gli elementi essenziali» ovvero «strade e margini stradali più sicuri, veicoli più sicuri, uso della strada più sicuro, velocità adatte alla funzione e al livello di sicurezza della strada, assistenza post-incidente». Il Pnss riporta come esempio pratico quello relativo alla velocità, per il quale sono stati dimostrati i benefici conseguenti dal limitare a 30 chilometri orari la velocità dove ci possono essere impatti che coinvolgono pedoni, a 50 sugli assi viari dove possono avvenire urti laterali, a 70 dove possono avvenire urti frontali, sopra i 100 solo dove le carreggiate sono separate per senso di marcia. In questa direzione va la decisione dell’amministrazione comunale di proseguire sulla strada del rafforzamento della Ztl e della pedonalizzazione di Piazza ducale.

06 VIG - ZTL via del Popolo
auto in sosta in via del Popolo

OBIETTIVI Seguendo tale approccio il Pnss individua gli obiettivi generali (dimezzamento entro il 2030 di morti e feriti gravi), ma anche obiettivi specifici per l’utenza esposta a maggiore rischio, segnatamente bambini e adolescenti (riduzione del 100% dei morti under15), giovani conducenti (15-24 anni; -60%), over65 (-60%), pedoni (che rappresentano più di un quinto del totale degli spostamenti, ma scontano la bassa velocità, la massa ridotta, l’assenza di una struttura di protezione; -55%), ciclisti (3.3% degli spostamenti; -45%), motociclisti (2.6%, ma contribuendo al 22% dei feriti e al 25% dei decessi; -55%). Soddisfare i target per questi gruppi contribuirebbe per il 40% al raggiungimento di quelli generali, per arrivare ai quali occorrerà agire sugli 8 fattori chiave individuati dalla Commissione europea: velocità, cinture di sicurezza, dispositivi di protezione (casco), alcol, distrazione, sicurezza veicolo, infrastrutture, soccorsi.

SOLUZIONI Per aumentare le percentuali di chi si comporta con scrupolo e ridurre quelle di ha abitudini a rischio per sé e per gli altri il Pnss prevede azioni puntuali (di cui rendiamo conto nel dettaglio a pagina 4), tra cui quelli a maggiore impatto sono ritenuti interventi di educazione e formazione per gli under15, di gestione della velocità nei pressi di scuole e dove è maggiore il traffico pedonale (e in generale la riduzione del limite in ambito urbano da 50 a 30 chilometri orari), di miglioramento e manutenzione regolare dei percorsi pedonali, realizzare reti urbane e interurbane di piste ciclabili, rafforzare i controlli, anche tramite nuove tecnologie, nelle aree esposte a maggiore rischio.

Giuseppe Del Signore

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