Migranti / «La soluzione corridoi umanitari e flussi»

«Non è un’emergenza. Il fenomeno è qui almeno dal 2011 con le primavere arabe, siamo quasi nel 2024 e il carattere è ancora emergenziale. Un’emergenza può durare più di 10 anni? No, non lo è più. Bisogna guardare con coraggio la realtà: la migrazione è un fatto strutturale». Don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana, è perentorio nel mettere a fuoco la gestione dei migranti. «Un dato che emerge in maniera chiara – afferma don Locatelli – è la non capacità (non volontà?) di provare ad affrontare questa realtà, che è sempre stata un problema politico prima ancora che sociale. La risposta è da sempre la non voglia di integrare: ti do un tetto, ti sfamo, ma nulla più. Le modalità d’accoglienza non funzionano».

SOLUZIONI Ma quali potrebbero essere le alternative? «Sviluppare tutte le possibilità che vanno al di là di dare modo di speculare agli scafisti. Una sono i corridoi umanitari, un’altra i flussi regolarizzati, anche per mettere nella condizione chi parte di avere canali alternativi. Occorre creare situazioni che permettano alle persone di esprimersi: se arrivo, sto qua mesi in un Cpr e quando scappo sono clandestino, dappertutto sarò considerato un nulla e non potrò essere valorizzato». La Caritas diocesana di corridoi ne ha attivati due – verso il Niger e verso il Pakistan per una famiglia afghana – e a breve aprirà il terzo sempre dal Pakistan, ma anche sul territorio lomellino la risposta è parziale.

DIO don moreno locatelli
Don Moreno Locatelli, direttore Caritas della diocesi di Vigevano

LOMELLINA  «Nell’ultimo periodo come Caritas siamo attenti soprattutto alla presenza dei sudamericani, che arrivano con visto turistico con famiglie numerose e anche diversi malati. In provincia di Pavia si sente meno la presenza di chi arriva dagli sbarchi e anche le cooperative sono molte di meno rispetto a qualche anno fa: i migranti se possono vanno altrove». In cerca di maggiori opportunità. Più che un meccanismo di integrazione si respira «un quieto vivere». La maggior parte delle comunità straniere ha iniziato a radicarsi prima delle ondate contemporanee e vive una vita spesso parallela a quella degli italiani. «Non parlerei di un’accoglienza esplicita, del resto, facendo una valutazione politica e non di merito, molti comuni hanno un’ideologia politica chiara, come ha ricordato ad esempio il sindaco Ceffa di recente, anche se la Lomellina ne ospita tanti si tratta soprattutto di persone che provengono da altri percorsi ed erano qui già da prima della primavera araba».

Giuseppe Del Signore

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