Sport e violenza dovrebbero essere due concetti contrapposti e antitetici tra loro. Si sono verificati, anche nel territorio lomellino, episodi in cui si è persa o, meglio, si è dimenticata, l’importanza educativa che lo sport trasmette verso chi lo pratica e chi lo segue. Lo scorso aprile, durante un match Juniores tra Garlasco e Cesano Boscone, si sono verificati degli scontri tra le tifoserie delle due formazioni, che hanno causato la sospensione della partita. Due giovani supporter del Garlasco, in particolare, hanno fatto irruzione in campo aggredendo alcuni giocatori ospiti. I due (un 22enne e un 20enne di Vigevano) nei giorni scorsi sono stati identificati e denunciati dai carabinieri. Il motivo? Non aver saputo accettare le decisioni prese dal direttore di gara.
«Se l’agonismo degenera in qualcos’altro, nello specifico in casi di violenza e aggressione – afferma don Riccardo Campari, delegato diocesano per il Csi – allora significa che non si sono compresi i valori che stanno alla base del calcio e dello sport in generale. Manca anche il rispetto nei confronti delle autorità. Mancano i valori che dovrebbero essere alla base di chi pratica o segue lo sport».
I PROBLEMI Campari conosce bene la realtà territoriale, avendo anche avuto modo di arbitrare lungo i campi lomellini. «Non si riesce più a riconoscere il ruolo del direttore di gara – ribadisce – ovvero di colui che è direttamente incaricato di garantire il corretto svolgimento delle partite. Ci sono diversi problemi che vanno assolutamente presi in considerazione. Ho arbitrato e so perfettamente quanto lo svolgere questo compito sia difficile». La parola chiave a tal proposito è una sola, rispetto: «Gli arbitri vanno rispettati, così come i giocatori delle squadre avversarie. Bisogna anche imparare che vincere non è tutto: lo sport insegna non solo ad accettare le sconfitte, ma a trasformarle in qualcosa di propedeutico e formativo per il futuro. Aggiungo anche che, quando non c’è più divertimento, non si sta più parlando di sport».
Considerare lo sport non come un modo per dichiararsi guerra, ma come un semplice momento di ritrovo. «Nella società in cui viviamo – è l’accusa di don Riccardo Campari – spesso capita che nessuno paghi per i propri errori, succede che si rimane impuniti il più delle volte. Lo sport fa uscire quello che si ha dentro. Chi ha rabbia repressa, si sente legittimato mentre guarda una partita a dare libero sfogo a quello che ha dentro. E’ quasi come se, con lo sport, l’individuo rendesse noto a tutti ciò che è veramente. Mostrando quindi a volte il peggio di sé, senza provare il ben che minimo rimorso».
SOLUZIONI Rimedi per contrastare la violenza in ambito sportivo, esistono. «Bisogna ricominciare a promuovere l’importanza educativa dello sport, ai più piccoli, ai ragazzi ma anche ai più grandi. L’agonismo va benissimo, fa parte del gioco, ma fa parte del gioco anche il divertimento. Gli oratori possono essere considerati come un luogo di ritrovo, in cui si svolgono tante attività, comprese quelle sportive. Si insegna ai ragazzi il rispetto reciproco, l’importanza di stare insieme, di fare parte di un gruppo e saper accettare e le regole. In sostanza, a vedere la parte bella dello sport. Noi proponiamo i tornei tra gli oratori, che servono proprio a questo. Io mi auspico che con un percorso di educazione la violenza possa a tutti gli effetti essere contrastata».
Edoardo Varese

