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Le bombe? Non servono a nulla contro chi è troppo abituato alla guerra. «Sono stato in Yemen nel 1992 e nel 1995 per un totale di un mese» così esordisce Giovanni Gregorio, vigevanese appassionato del paese medio orientale. «Ci sono stato perché lo ritengo un paese molto particolare che va a inserirsi in una dimensione, quella del bacino mediterraneo, caratterizzata da una storia antichissima».
LA STORIA Lo Yemen si colloca a sud dell’Arabia Saudita e anticamente era uno snodo fondamentale per la via dell’incenso, più di recente nel ventesimo secolo è stato diviso in due. «Nel ‘92 c’era già stata l’unificazione tra lo Yemen del Nord, che era un imamato con quindi un sovrano imam zaidita, corrente minoritaria degli sciiti, e lo Yemen del sud, che nel ‘68 divenne una repubblica popolare a influenza sovietica». In passato il potere politico è sempre stato detenuto dal nord e questo ha inciso sull’instabilità del paese. Per Aden (porto nel sud nel paese e una delle principali citta) passano anche la maggior parte della rete in fibra ottica dell’area e di conseguenza gran parte del traffico dati; questo ha da sempre attirato l’attenzione di paesi come gli Emirati Arabi Uniti che hanno tentato di intervenire, come del resto anche l’Arabia Saudita, nei terremoti politici del paese.
MINACCE «Visitando il paese – prosegue Gregorio – in certe zone era necessario trattare con i vari funzionari regionali (rappresentativi delle varie tribù) che garantivano la sicurezza e la permanenza nel posto visitato». Lo Yemen infatti è un paese tribale con delle tribù popolosissime che alle volte entrano in contrasto con il governo centrale. «Una volta viaggiavamo su una Jeep, nel deserto a confine della zona saudita assieme alla nostra guida, quando ci hanno superato dei pick up e altre macchine ci hanno tagliato la strada, alzando la sabbia; altre auto poi sono arrivate dietro per fare “da tappo”».
Abbassando lo sguardo ho visto la guida prende in mano la pistola per nasconderla sotto il volante. Dopo una manciata di minuti di tensione sono andati via.
BOMBE SCARICHE In quel periodo erano all’ordine del giorno i rapimenti come ricatto al governo centrale che, in cambio della liberazione, aumentava il livello di welfare. «Questi bombardamenti – conclude Gregorio – dimostrano che non si è compresa la sua storia. Lo Yemen è un paese da sempre in guerra e la sua popolazione è a 360 gradi abituata al conflitto. Non servono a nulla perché attireranno risposte (fino ad ora arrivare solo sulle navi da e per Israele) anche sulle nostre navi mercantili».
Edoardo Casati

