Psicoterapia in soccorso dei disturbi alimentari

Tra le psicopatologie di cui spesso si parla ci sono i Dca, Disturbi del comportamento alimentare tra i quali troviamo l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata e i Da, disturbi alimentari, tra cui obesità e iperalimentazione, alimentazione selettiva, fobie e ossessioni alimentari, restrizioni episodiche e altri. A tal proposito le psicoterapeute dello studio “Psicologia e benessere L&A” spiegano che in questi casi non si può individuare un singolo fattore scatenante ma bisogna parlare di multifattorialità. «Lo sviluppo è causato da fattori complessi: vi sono fattori biologici, tra cui predisposizioni genetiche, fattori psicologici, in parte dipendenti dalle relazioni vissute durante la prima infanzia, fattori socio culturali che includono il contesto sociale in cui un soggetto è inserito e, nel caso dei Dca, assumono una grande rilevanza se pensiamo a quanto il focus sul corpo sia dominante nella nostra società».

SENSIBILI Perciò si può dire che è come se si nascesse con una predisposizione, alla quale si sommano gli altri fattori seguiti da un fattore scatenante che spesso è rappresentato da una dieta o da un evento particolarmente doloroso da affrontare. Queste psicopatologie sono più diffuse nel sesso femminile, ma sono in aumento anche in quello maschile. «La fascia d’età più toccata non è solo l’adolescenza, come si pensa. I Dca più diffusi sono senz’altro anoressia nervosa, che sta sempre più interessando la fascia dai 10 ai 13 anni e anche nella post adolescenza dai 25 ai 30 anni, e la bulimia nervosa che invece si struttura spesso tra i 18-24 anni e dopo i 25 anni. Un dato allarmante è che rappresentano la seconda causa di morte per le adolescenti dopo gli incidenti stradali».

COME INTERVENIRE Con numerosi fattori in ballo non è facile agire. L’intervento è a funzioni multiple, si basa su un approccio bio-psico-sociale: il bio è rappresentato soprattutto dalla farmacoterapia, lo psico da un aiuto psicologico psicoterapico strutturato, la componente socio riguarda invece le funzioni di abilitazione, riabilitazione e assistenza. La sinergia permette di ridurre il rischio di ricadute. Da un punto di vista psicologico si lavorerà su vari fronti, tenendo sempre al centro l’individualità della persona: sul senso di disvalore personale che a un certo punto la persona può aver sentito, generando vissuti di angoscia e portandola a tirare in mezzo il corpo».

Fatima Sayari

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