Una Messa in “Coena Domini” senza la lavanda dei piedi. É la celebrazione del Giovedì Santo, presieduta nella serata del 9 aprile in Duomo dal vescovo Maurizio Gervasoni e trasmessa in diretta sul canale You Tube e sulla pagina Facebook dell’Araldo Lomellino. «E’ molto singolare questo augurio di pace in una chiesa praticamente vuota, – ha dichiarato monsignor Gervasoni all’inizio della Messa – costretta al distanziamento sociale. La liturgia patisce, perché è il luogo dell’incontro per fare Chiesa, per fare memoria del Signore morto e risorto. Tuttavia in questa forma strana, che spero non si ripeta più, siamo vicini, legati nella memoria dell’Eucaristia vissuta insieme, per ricordare l’ultima cena in modo unico e particolare. Nell’Eucaristia Gesù mette nel mistero il suo amore per noi nonostante i nostri peccati».
PASQUA, CUORE DELLA CELEBRAZIONE CRISTIANA Quindi l’omelia. «Viviamo questo triduo che è il cuore della tradizione cristiana, in particolare questa sera che si ricorda l’istituzione dell’Eucaristia durante la Pasqua. Generalmente non si trattava di una celebrazione fatta nel tempio, ma a casa propria, per ricordare la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù egiziana. Per cui Gesù la celebra con la sua famiglia, i discepoli, ma sapendo molto bene che con questo gesto avrebbe cambiato tutto. Anche noi siamo come i discepoli, nella sua casa, nella pace familiare. La cosa interessante è la simbologia dell’agnello (Gesù che viene sacrificato) e del pane: simboli di pace, accoglienza e condivisione.
Gesù è il nuovo tempio e il nuovo sacrificio è il servizio agli altri. La volontà di Dio è che diventiamo servitori come Gesù, come i genitori che generano una nuova vita. Così è il senso dell’Eucaristia: Gesù dona la vita. Non c’è salvezza nell’umanità se non viene raggiunta dall’amore di Dio.
DONARE LA VITA COME GESU’ Celebrare il sacramento dell’ultima cena è donare la vita come Gesù, e in questo tempo difficile vivere con atteggiamento di servizio, disponibilità, pazienza, perdono, è realizzare lo spirito della Messa. Quest’anno viviamo intensamente la Pasqua perché la celebriamo a casa, tagliando un po’ del tempo ordinario, in un momento in cui tutti si concentrano sull’ascolto della Parola, di un rito in cui Gesù si dona ai suoi cari per vivere nella pace. Il Signore ci dia questo spirito, questa voglia di vivere con la pienezza di tutta la famiglia l’ultima cena. Così ci accorgiamo che cambiamo la vita della famiglia, altrimenti Gesù non raggiunge il suo scopo principale: raduna i suoi, distribuisce il pane e il vino, dice: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue: fate questo in memoria di me”. E’ questo che noi facciamo questa sera».





