Prosegue la “quarantena sociale” con le attuali misure restrittive che rimarranno in vigore fino al 3 maggio. Una decisione ampiamente anticipata dalle tante indiscrezioni giornalistiche, che trovano quasi tutte completa conferma. Dopo giorni di riflessione, il governo ha scelto la linea di massima cautela e ha rinnovato dunque con un nuovo provvedimento tutte le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti per altri 20 giorni concedendo solo aperture “mirate” per qualche attività produttiva. Nell’attesa conferenza stampa del Venerdì Santo, tenuta all’ora di cena dal Presidente del Consiglio, è arrivata la conferma che, nonostante alcuni segnali incoraggianti legati all’andamento della curva epidemica, un calo di attenzione e di rigore potrebbe essere fatale. Soprattutto adesso, sottolinea Conte, con le festività della Pasqua, del 25 aprile e del primo maggio.
«L’auspicio – dice il premier – è che dopo il 3 maggio si possa ripartire con cautela e gradualità. Ripartire: dipenderà però dai nostri sforzi. Se cediamo adesso c’è il rischio di ripartire daccapo».
Una regola che vale anche per le attività produttive, «perché la salute deve essere al primo posto. L’obiettivo – aggiunge Conte – è quello di allentare il prima possibile le misure e far partire il motore il prima possibile. Purtroppo dobbiamo attendere ancora». Solo qualche piccola concessione: librerie e cartolerie potranno tirare su le saracinesche dal 14 aprile e così le aziende di silvicoltura e i negozi di abbigliamento per bambini.
«E’ ovvio che per far ripartire il motore del Paese non possiamo aspettare la scomparsa del virus. Lavoreremo su due fronti: un gruppo di esperti che dovranno dialogare col Comitato tecnico scientifico e occorrerà ripensare nuovi modelli organizzativi su diversi fronti
L’obiettivo prioritario è quello di contenere l’indice di contagio, garantendo la sicurezza sui luoghi di lavoro, ripensare le logiche di trasporto evitando gli assembramenti. La “fase 2” sarà progettata col supporto di un gruppo di lavoro guidato dal manager Vittorio Colao (ad Vodafone dal 2008 al 2018).

EUROPA AMARA Note dolenti arrivano però sul fronte della negoziazione europea. «L’Europa – precisa Conte – sta intervenendo per 1500 miliardi di euro», la cifra più consistente dal Dopoguerra per il rilancio economico del Vecchio continente. «Lo consideriamo però un primo passo, che l’Italia non giudica ancora sufficiente». Per il primo ministro italiano la parola d’ordine rimane eurobond: l’unica potenza di fuoco proporzionata per pilotare un’effettiva rinascita. Bocciato senza appello il Mes, così com’è stato concepito nel 2012. «Non è stato istituito ieri – incalza Conte – o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza».
Il premier invita ad avere fiducia nel negoziato: «Per ora parliamo di affermazioni di principio, su cui dobbiamo ancora lavorare.
Abbiamo bisogno di tutti i cittadini italiani – aggiunge – Le falsità, le menzogne ci fanno male, perché ci indeboliscono nella trattativa. La lotta per gli eurobond la farò al Consiglio dell’Ue. Non firmerò nulla senza strumenti adeguati per combattere concretamente il coronavirus. Sono convinto che con la nostra tenacia e la forza della ragione riusciremo a convincere tutti
Massimo Sala


