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«Per questo motivo le narrazioni sociali raccontano oggi soprattutto un’Italia “senza”: senza cittadini, senza abitanti, senza fedeli, senza lavoratori. Il Rapporto Censis del 2022 descrive una scuola “senza studenti” (in crescente calo), una sanità “senza medici” (in fuga da condizioni di lavoro spesso usuranti), una politica “senza cittadini” (che rinunciano persino al diritto di voto). E noi potremmo aggiungere il racconto di una Chiesa “senza cristiani”, di famiglie “senza figli”. Sono vuote le culle e sono vuote le chiese». A questa visione di un’Italia “senza” il Documento preparatorio della Settimana sociale contrapponeva quella di un’Italia “con” all’insegna di energie da (ri)scoprire. Questa è la sfida che dovranno vincere i delegati e i partecipanti all’appuntamento di Trieste, ma anche la Chiesa e i cattolici italiani tutti; con quali strumenti concreti?
AGIRE Il Documento indicava anche sei azioni chiave della democrazia: “potere” inteso come poter-essere, fare e cambiare, “educare” «i ragazzi a pensare quello che sentono e fanno, a sentire quello che pensano e fanno, a fare ciò che pensano e sentono», “attivare” ovvero «riscoprire l’amore sociale» con «una predilezione materna per gli ultimi», “tornare” al dialogo, “riabitare” i luoghi della comunità, “immaginare” il futuro con «il coraggio di una visione profetica». In questa direzione negli scorsi mesi tutte le Diocesi, gli enti e le associazioni che aderiscono alla Settimana hanno iniziato a raccogliere delle buone pratiche che saranno presentate nelle “Piazze della democrazia” e saranno il punto di partenza dei delegati per elaborare il testo conclusivo.
SEMI Tra i tanti spunti che saranno portati al tavolo, molti riguardano piccoli gesti che abbiano l’effetto di rappresentare una controtendenza visibile. Le associazioni diocesane di Trieste ad esempio hanno indicato depavimentazioni e piantumazioni per passare «da egocentrici e ecocentrici», quindi politiche per la natalità nel segno di nidi e servizi per tutti (un modello è quello di San Lazzaro di Savena), nonché tributi municipali tarati sui carichi familiari. Un altro esempio che sarà “messo in piazza” sono i “Patti di collaborazione” ovvero gli accordi attraverso cui «uno o più cittadini attivi e un soggetto pubblico definiscono i termini della collaborazione per la cura di beni comuni materiali e immateriali», come spiega Labsus, ente leader in questo ambito, che sarà presente a Trieste col presidente emerito Gregorio Arena. In Italia sono attivi più di 8000 Patti, che interessano soprattutto verde urbano, parchi, giardini, aree abbandonate, ma anche scuole, e coinvolgono privati cittadini, associazioni, istituti scolastici, professionisti e istituzioni locali all’insegna della partecipazione alla vita pubblica.
I Patti sono “plurali”, nel senso che coinvolgono più realtà, e “dinamici” ovvero possono subentrare altri soggetti nel tempo.
APRIRE Altro tema ricorrente la cittadinanza ai minori stranieri. Lo “ius culturae” è tema di dibattito nazionale da anni – ed è argomento tabù – ma gli enti locali potrebbero dare un segnale di apertura ad esempio regalando la Costituzione in una cerimonia pubblica, magari al passaggio dalle medie alle superiori, agli italiani di seconda generazione che ancora non hanno la cittadinanza. In questo modo si potrebbero promuovere senso di appartenenza e partecipazione, due aspetti che si ritrovano anche in altre realtà che saranno raccontate a Trieste, come quella dei Consigli comunali dei ragazzi. Introdotti in Francia nel 1979 e diffusi in Italia tra gli anni ’80 e ’90, sono andati poi perdendosi in molte città: è il caso di Vigevano, il cui ultimo “baby sindaco” è stato eletto nel 2015. Eppure poco distante, in Piemonte, l’esperienza continua e Monica Canalis, che farà parte della delegazione dell’arcidiocesi di Torino, ha raccontato che i giovani «sperimentano così, non per gioco, ma per davvero, la dinamica democratica. Una volta eletti i Consiglieri comunali dei ragazzi devono realizzare delle progettualità con l’aiuto degli adulti». Una scuola di democrazia: «Molti di questi ragazzi, negli anni, una volta maggiorenni si candidano».
COESIONE SOCIALE Le proposte non arrivano solo dal basso, tra le altre anche Enrico Giovannini – direttore scientifico Asvis e ministro del governo Draghi – ha fatto sentire la sua voce per una mediazione tra le esigenze delle generazioni attuali e quelle delle generazioni future. Asvis ha chiesto di «potenziare il servizio civile universale attraverso fondi adeguati, dato che nel 2023, a fronte di 72 mila posti disponibili, sono arrivate più di 100 mila domande.
Il secondo punto è quello di dare ai giovani che studiano o lavorano in un luogo diverso da quello della residenza la possibilità di votare a distanza.
Per la prima volta alle europee gli studenti fuorisede hanno potuto votare nel capoluogo della regione in cui vivono, l’8% si è registrato per farlo (24mila su 330mila) e l’80.8% ha votato; la partecipazione potrebbe crescere con un meccanismo più semplice e la possibilità di votare non solo nel capoluogo regionale. Anche di questo si parlerà nelle “Piazze”, dove s’incontreranno cittadini, delegati, studiosi, politici, volontari, attivisti, imprenditori, lavoratori, chiunque vorrà esserci. In quella dedicata all’energia allo stesso tavolo ci saranno un’imprenditrice, un rappresentante di “Fridays for future” e una persona legata all’esperienza di “Economy of Francesco”. «Quello che stiamo facendo tutti insieme è proprio questo – ha spiegato Sebastiano Nerozzi, docente della Cattolica e segretario del Comitato scientifico – un lavoro delle associazioni, dei movimenti, dei gruppi, delle imprese, delle cooperative, delle comunità energetiche, per valorizzare la partecipazione che c’è e farla conoscere, possibilmente anche per rafforzarla. Partendo dalle nostre esperienze abbiamo la capacità di creare coesione sociale».
Giuseppe Del Signore

