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Piogge? Anche meno grazie. La piovosità di fine estate e un clima instabile allarmano agricoltori e associazioni di categoria, proprio mentre si è entrati nel pieno del taglio del riso.
GIORNATA DEL TAGLIO Seguendo una giornata a tinte autunnali tipica di un risicoltore, L’Araldo ha osservato e assistito ai ritardi nella fase del taglio del riso provocati dal cambiamento climatico e al fatto che la semina in acqua è la soluzione più idonea adottata da diversi agricoltori per non lasciarsi condizionare da un settembre caratterizzato da piogge. Pietro Mascherpa, agricoltore vigevanese della ditta agricola Spirolazzi Luigi e dell’Agroterre Mascherpa di Cassolnovo, rientra in questa categoria di risicoltori, optando per un espediente che gli ha consentito di «non avere grandi problemi. Per la mia azienda conviene la semina in acqua, in quanto in virtù del clima disponiamo della giusta dose idrica e non siamo costretti a fare i conti con ritardi». Per tagliare il riso è necessario in primis che i terreni siano asciutti. La pioggia settembrina ha provocoato dei ritardi, come spiega Mascherpa mentre attraversa le risaie sul suo trattore: «Innanzitutto i campi non devono essere troppo bagnati, ma devono rimanere sotto al sole per almeno 48 ore. Usiamo la mietitrebbia che taglia la base delle piante di riso e le raccoglie tramite un “rullo”, facendole prima passare attraverso vari setacci che dividono i chicchi dal resto delle piante. Il riso viene poi portato nei cassoni dei trattori che lo conducono all’essiccatoio dove l’umidità residua viene abbassata ulteriormente per prepararlo allo stoccaggio». Questi sono passaggi che richiedono concentrazione assoluta: si conduce il mezzo agricolo carico di riso in prossimità dell’impianto dove
si regola l’umidità. Quando assume i valori giusti, il riso viene condotto verso lo stoccaggio. La verifica dell’umidità una volta veniva fatta assaggiando i chicchi di riso. Ora abbiamo a disposizione strumenti più precisi.
TRANSIZIONE MODERATA Un agricoltore deve mirare alla tutela della salute. Da questo punto di vista Mascherpa diffida della transizione ecologica in ambito agricolo: «Imporre il biologico può diminuire l’impatto ambientale di un’area, ma non è una certezza. Alcuni studi evidenziano di come il biologico non comporti necessariamente una riduzione dell’impatto ambientale e delle emissioni di CO2 nell’aria. Personalmente sono favorevole a un’agricoltura integrata, che ridurrebbe al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi (prodotti fitosanitari e fertilizzanti), ma anche il consumo dell’acqua e dell’energia, senza tuttavia compromettere la qualità del prodotto e nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’ uomo». Il cambiamento climatico ha indotto agricoltori e associazioni a tutelarsi tramite assicurazioni, il cui incremento dei prezzi però si sta facendo sentire: «E’ la diretta conseguenza di un clima sempre più estremo – analizza Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia – nella nostra Provincia le ditte sono praticamente tutte assicurate. Il vero problema sono i tassi che aumenteranno qualora queste situazioni estreme, di alternanza tra periodi di siccità e periodi di grandi piogge, dovessero continuare a sussistere anche nel corso dei prossimi anni». Aziende risicole e agricoltori non devono fare a meno di «assicurarsi – è il messaggio di Paola Fugagnoli, direttrice di Cia Pavia – nonostante come associazione comprendiamo bene i timori legati a un rincaro dei prezzi. Servirebbero da un lato polizze agevolate, dall’altra maggiore consapevolezza del contesto climatico che stiamo attraversando».
Edoardo Varese

