6 ottobre, XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Il brano del Vangelo di Marco di questa domenica ci racconta di alcuni Farisei che si sono avvicinati a Gesù per metterlo alla prova, interrogandolo in merito al tema del divorzio: E’ lecito ad un marito ripudiare la moglie? La tradizione religiosa lo legittimava e Gesù avrebbe dovuto rispondere:”si è lecito”, ma invece, in questo caso, prende le distanze dalla “legge” e da Mosè e risponde: Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio per la durezza del vostro cuore…

la legge non sempre riflette la volontà di Dio, ma talvolta e il riflesso della durezza del cuore dell’uomo.

Ma a Gesù non interessa fare una disquisizione sulla morale e disciplinare i comportamenti della vita degli uomini, perché il Vangelo non è una morale, ma vuole accender la vita dell’uomo, la vuole rinnovare, liberare…Ci vuole condurre nei territori di Dio, a guardare nei suoi sogni e attacca dicendo: in principio non era così. I sogni di Dio erano altri quando ha creato l’uomo e la donna, non certamente ripudio e divorzio. Gesù invita ad andare all’inizio dell’amore. In forza dell’amore l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e diventeranno una carne sola. Il sogno di Dio è che i due si amino, diventino uno la felicità dell’altro. Ecco la felicità dell’uno e dell’altro. Se nel matrimonio non ci si impegna per la felicità dell’altro si va incontro al fallimento.

Gesù termina l’insegnamento sul divorzio dicendo: l’uomo non separi quello che Dio ha congiunto. Perché Dio congiunge le vite, unisce, fa comunione. Invece il nemico dell’uomo, il diavolo è colui che divide e crea discordia tra l’uomo e Dio, tra marito e moglie, tra l’uomo e la convivenza sociale. Il diavolo è nemico dell’amore, della vita armoniosa, bella, pacifica, dove gli uomini e le donne si vogliono bene. Pensare secondo Dio e non secondo satana-uomini è andare a Gerusalemme e far dono della propria vita,

è accogliere il sacramento del matrimonio come un’opportunità per far dono della propria vita e spenderla nel segno dell’amore.

Perché questo amore forte possa durare nel tempo chiede di essere tenuto vivo come agli inizi, di essere coltivato e alimentato giorno per giorno proteggendo e custodendo gesti, pensieri, parole. Perché l’amore è forte, ma anche fragile e a bisogno di cure. Il vero peccato non è trasgredire una norma, ma infrangere il sogno di Dio.

In questa prospettiva va interpretata anche la seconda parte del Vangelo sull’essere come bambini per accogliere il Regno di Dio. Avevano presentato a Gesù dei bambini perché li toccasse e li benedicesse e gli apostoli li volevano allontanare e Gesù: “lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché il Regno di Dio appartiene a loro”. Gesù ci fa capire che bisogna imparare ad essere semplici come bambini, a sognare come loro, a sognare come Dio per poter accogliere il suo Regno. E’ una condizione indispensabile.

Siamo disposti ad accogliere il Regno di Dio, un regno di amore, di pace e di fraternità con la semplicità dei bambini? Anche il matrimonio va letto in questa prospettiva. Se nella famiglia prevale l’egoismo le cose non potranno mai andare bene. Le braccia aperte di Gesù per accogliere i bambini devono essere le braccia aperte della famiglia e della Chiesa che accolgono la vita di ogni bambino.

Buona domenica!

don Florindo Arenghi

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