Una missione che comincia a casa propria, in famiglia e sul posto di lavoro.
IL MANDATO È il senso della veglia missionaria diocesana di sabato 17 ottobre, che ha visto i catechisti e gli operatori Caritas del territorio radunati a Sannazzaro per ricevere il mandato dal vescovo, monsignor Maurizio Gervasoni. La cerimonia serale, preceduta da una cena in oratorio e da una suggestiva fiaccolata dal santuario di Santa Maria alla fontana fino alla chiesa parrocchiale dei Santi Nazzaro e Celso, è stata arricchita dalla testimonianza di Elena, la figlia del venerabile Nerino Cobianchi.
FIGURA ESEMPLARE Un esempio, quello del fondatore dell’associazione Pianzola-Olivelli di Cilavegna, di come l’impegno missionario possa essere animato dalla fede e dalla preghiera quotidiana. A celebrare insieme al Vescovo, il direttore dell’Ufficio missionario diocesano, don Paolo Nagari, e numerosi confratelli, tra cui i sacerdoti dell’Unità pastorale di Santa Maria alla fontana: il parroco don Luca Girello, don Luca Balzaretti e don Vladimir Soldo. Una funzione suggestiva, animata da canti carichi di sentimento, e dalla deposizione sotto la croce di alcuni doni tipici delle terre di missione visitate, per tempi più o meno lunghi, dai volontari lomellini.
I DONI ALL’ALTARE Dall’Angola le tipiche statuine in ebano “Pensador”; dal Burkina Faso il karité, piccolo frutto simbolo di umiltà; dall’Etiopia il caffè, segno di ospitalità; dal Madagascar il riso, il lamba (telo colorato usato per cerimonie sacre) e la vaniglia, “l’oro nero”, emblema di pazienza e dedizione; dall’Uganda il Nakatuko, telo tipico della regione del Karamoja. «Il papa – questa la preghiera conclusiva di don Nagari — ci ricorda che uniti in Cristo l’annuncio è più forte e toccante. Più che mai il mondo ha fame di fraternità e di pace. Più di ieri tanti hanno sete di giustizia e verità. Pensando alla nostra chiesa vigevanese diciamo il nostro grazie a chi ci ha preceduto e ha dato la vita per far germogliare l’evangelo. Al fidei donum don Gabriele Rossi, a Suor Rosa Farina, alle suore dell’Immacolata Regina Pacis,
ai tanti volontari che nel silenzio hanno offerto e sofferto, hanno seminato, coltivato e innaffiato terre vicine e lontane, di cui noi gustiamo i maturati frutti.
Poi un pensiero a Nerino Cobianchi: «Missionario e vero testimone credibile della nostra terra di Lomellina, che ha contagiato con preghiera e vivo slancio tanti giovani. Signora, usa le nostre mani per lavorare nella tua vigna. E rendi lesti i nostri piedi per giungere là dove c’è ogni povertà».
Davide Zardo

