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Vigevano non è una città per la terza età. Si danno appuntamento nel tardo pomeriggio o nel fine settimana in Piazza per ricordare i tempi che furono, il proprio passato lavorativo, ma anche una Vigevano che non tornerà più. Dagli anziani la città ducale è considerata invivibile, tra la scarsità di centri di ritrovo e di aggregazione, barriere architettoniche, sporcizia e non ultima la mancanza di sicurezza.
COSA MANCA «Siamo in città da tanti anni – raccontano tre pensionate sedute attorno ai tavoli della pasticceria Colombo – ma negli ultimi anni le condizioni di Vigevano sono peggiorate e non di poco. I marciapiedi sono stretti, sono difficili da percorrere, ci sono troppi parcheggi a pagamento e troppi ragazzini che disturbano la quiete pubblica, soprattutto di sera. Di notte c’è troppa violenza e anche se volessimo, avremmo paura a uscire di casa». Questa almeno è la loro percezione, che racconta una difficoltà a far fronte all’invecchiamento demografico anche per i servizi di prima necessità, tra i quali la sanità e il rapporto con la tecnologia nel quotidiano:
Non si può più fare a meno del digitale. Chi ha figli in un certo senso può essere aiutato, ma chi è da solo e non ha dimestichezza con computer e telefono, necessiterebbe quantomeno di sostegno da parte del Comune. Prenotare le visite mediche è praticamente impossibile visti i tempi di attesa. La città invecchia, ma nessuno sembra voler prestare attenzione alle nostre esigenze.
SPAZI INSUFFICENTI Una Vigevano in cui i principali centri di ritrovo per anziani sembrano essere i bar, se si esclude l’Università della Terza Età. Dal lato opposto alla pasticceria Colombo si trova l’Haiti, dove si incontrano i “Morabassa”, gruppetto di pensionati che hanno deciso di chiamarsi proprio come la cascina situata in un’immensa area verde non distante dalla piazza Ducale. Non è un caso, visto che sono proprio loro a raccontare la condizione tutt’altro che nitida degli spazi verdi: «Anni fa ci si poteva accomodare sulle panchine dei parchi, ora non è praticamente più possibile. Il parco Parri ha un solo varco aperto e non si capisce il motivo. Le aree verdi sono gestite male, non ci sono cinema se si esclude l’Odeon che però organizza eventi principalmente per bambini. Spazi come l’ex Macello è da anni che si promette che possano essere recuperati, ma è ancora tutto fermo. Manca la voglia di fare ed è un aspetto del quale anche noi stiamo risentendo in negativo». Passano gli anni, chiudono le attività, come la bocciofila che ha calato il sipario lo scorso 4 settembre: «Un’altra possibilità di svago che ci è stata tolta. Davvero non ci è più rimasto nulla».
Edoardo Varese

