La rivoluzione di Bona Sforza

Riscoprire Bona Sforza, una donna italiana, nata a Vigevano, nell’Europa del XVI secolo. Questo l’obiettivo dell’evento organizzato, sabato 9 novembre, nella sala del duca del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano.

LA REGINA «Un evento importantissimo – spiega Giovanni Borroni, presidente della Società Storica Vigevanese – che ha visto la partecipazione di più di 120 persone al mattino e di una ottantina al pomeriggio dopo più di 10 ore di convegno». Un personaggio importantissimo per la Polonia e per la Lituania, che però ha Vigevano non aveva mai ricevuto l’attenzione che si meritava: «Si tratta di una grande donna – continua Borroni – figlia di Isabella D’Aragona che, alla fine del dominio di Ludovico il Moro, si trasferisce molto giovane a Napoli dove riceve un’ottima formazione che la porta ad essere una donna molto colta. All’età di 20 anni la madre riesce prometterla in sposa a Sigismondo primo Jagellone, divenendo così regina consorte di Polonia e di Lituania, all’epoca parte di un unico stato. Terminerà la sua vita a Bari, di cui era duchessa e dove si trasferì a seguito della successione del figlio al trono del marito, figlio che volle la moglie come regina consorte che sostituì quindi Bona Sforza. Lì morirà, probabilmente a causa di un’avvelenamento perpetrato da un suo collaboratore, al soldo del re di Spagna che aveva l’intento di annettere il ducato di Bari».

IL RETAGGIO Bona Sforza contribuisce in modo importantissimo ad una vera e propria rivoluzione culturale, riuscendo ad amministrare ed a riformare egregiamente un paese, come quello polacco-lituano, che era, di fatto, ancora organizzato su un sistema feudale. Il ricordo di quei paesi (a differenza del nostro che è ancora molto flebile) è vivissimo: alla conferenza, infatti, hanno partecipato anche la console generale in Milano della repubblica polacca (Agnieszka Gloria Kamińska) e il console onorario della repubblica lituana (anche professore all’università dell’ospedale San Raffaele) Lucio Sarno.

OPPORTUNITA’ «E’ stata una grande opportunità per Vigevano – conclude il presidente Borroni – che, con iniziative come queste, riesce non solo a tessere importanti legami culturali con importanti realtà ma anche e soprattutto a ricostruire un tessuto micro economico non ignorabile. Con convegni come questi si attraggono turisti acculturati che passano qui anche 2 o 3 notti, finendo quindi per aiutare anche lo sviluppo di alberghi e bed and breakfast con un turismo che è diverso dal solito “mordi e fuggi” a cui Vigevano è abituata, fatto di chi visita il nostro centro storico in giornata».

Edoardo Casati

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